Marcel Wanders

Arte e Design | di Lauretta Coz - Gentleman / Foto di Cristian Castelnuovo/M. Sestini | le/man | 16 aprile 2012, 09:06

Eclettico e mai scontato. Eccentrico e istrionico. Marcel Wanders, 48 anni, designer olandese di fama mondiale, ha da poco presentato a Parigi il suo ultimo progetto. Christofle lo ha scelto per disegnare una nuova linea per la tavola, in argento inciso. «Con il mio lavoro voglio emozionare la testa e il cuore, creare oggetti che saranno un legame fra le diverse generazioni, da nonna a nipote. Creare oggetti duraturi». Il suo studio di Amsterdam è composto da 30 collaboratori, una fucina di idee e progetti. Tanti per i brand stranieri: B&B Italia, Poliform, Moroso, Magis, Alessi, Swarovski, Boffi, Bisazza, Klm, Puma, Cappellini e, dal 2000, anche per la propria casa di produzione Moooi. Progetta dal trolley alla scultura in foglia d’oro esposta all’ingresso del suo studio. Si presenta molto elegante: completo nero senza cravatta, camicia bianca, scarpe di vernice rossa e, al collo, la leggendaria collana-talismano.

Gentleman. A gennaio ha presentato a Maison&Objet di Parigi, per Christofle, un servizio di posate d’argento.
Marcel Wanders. Come si è svolta questa collaborazione? Lentamente! Mi ci sono voluti tre anni per realizzare qualche pezzo. Riflessioni e ripensamenti continui. Era Christofle ad avere ragione, basta osservare la bellezza del risultato. Se, oggettivamente, questo tipo di progettazione non sembra adatto alla nostra epoca, credo sia necessario preservarla come specie rara. Nella collezione Giardino dell’Eden l’incisione è stampata, la foglia d’argento è posta sui pezzi del servizio e battuta delicatamente dall’artigiano per ottenere la decorazione. Un vero lavoro da orafo.
G. Spesso il suo design è definito barocco…
M.W. La gente non sa quello che dice. Non ci sono più gli artigiani né i mezzi per fare del barocco oggi. Ma se il barocco è design, è décor, e la casa diventa terreno di gioco, perché no? Una cosa è certa, non mi sento di appartenere al mio tempo! La mia sensibilità è l’esatto opposto dello stile di vita dominante, che mette al primo posto la tecnologia, la scienza e il razionalismo. Non è così, per me. Se io donassi a mia figlia tredicenne un regalo in un pacchetto senza nastro, con la scritta Less is More (frase molto alla moda ispirata all’architettura di Mies van der Rohe), come risultato, mia figlia penserebbe che non la amo più. Questa tendenza odierna all’essenzialità è il risultato di un secolo e mezzo di educazione dogmatica, non è una vocazione naturale. Io spero che i paesi in via di sviluppo sapranno, nella loro riqualificazione industriale, saltare questa tappa!
G. Il suo primo progetto è stata la Knotted Chair (la sedia in corda e fibra di carbonio, annodata a mano e indurita con un trattamento a base di resina, qui a destra), per Droog Design nel 1996, poi editata da Cappellini, ora diventata un’icona del design, battuta all’asta per i collezionisti. Il segreto del suo successo?
M.W. La Knotted Chair è un’interpretazione contemporanea del macramé fatto a maglia delle nostre nonne. Grazie a questo progetto sono riuscito a mettere insieme la tecnologia e l’artigianato. Dall’hi-tech al low-tech. Ognuno dei mei oggetti ha un riferimento al passato più o meno leggibile. Vorrei che le mie creazioni non fossero datate, per non passare di moda. Amo gli oggetti che durano per sempre, che passano di generazione in generazione. Nulla invecchia più velocemente delle novità.
G. Il suo studio, nel cuore di Amsterdam, si trova in una vecchia scuola di 5.500 mq che lei ha ristrutturato. Com’è nata l’idea?
M.W. Desideravo un ambiente orizzontale e non verticale, cosa rara ad Amsterdam. Westerhuis si sviluppa su quattro piani che io ho completamente decorato. La sede di Moooi, la casa di produzione che ho creato nel 2000 e di cui io sono direttore artistico, è al piano terra. All’ultimo, ho installato la mia collezione d’arte contemporanea, dove le opere di Jeff Koons e di Takashi Murakami sono esposte con le mie. Per me è come un teatro. Ideale per creare, ricevere e sistemare una parte della mia collezione. Io disegno e scolpisco, da anni, oggetti in edizione limitata.
G. Il suo look è molto elegante, spesso si fa fotografare così, collana di perle compresa, anche se poi, come logo, usa il suo viso con un naso da clown.
M.W. Mi piace, come designer, non rimettere in discussione ogni giorno la mia immagine e sapere ogni mattino che cosa posso indossare senza sbagliare. Per quanto riguarda la collana, ne ho due, che porto da otto anni, tutte false, una l’ho realizzata io stesso utilizzando pietre differenti che ho collezionato nel corso di viaggi e collaborazioni. Per esempio, a Murano, da Baccarat e da Bisazza. Per il naso da clown, avevo improvvisato durante una seduta fotografica. È rimasto poi come logo del mio lavoro. Mi piace come immagine, non è un clown, è il buffone del re, il solo che può ridere di tutto perché la sua lealtà è fuori discussione. Io svolgo il mio lavoro seriamente, ho ideali, una passione. Partendo da questo si può ridere di tutto. Se non si ha senso dell’umorismo, non si riesce a trasmettere la bellezza del proprio operato.
G. Quale progetto le piacerebbe realizzare?
M.W. Progettare una moschea. Non solo per la forma e i particolari decori, ma soprattutto per il desiderio di poter unire con il design culture diverse. Spero di trovare qualcuno che voglia affidarmi un lavoro così importante, ne sarei onorato.

www.marcelwanders.com

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