Diamo i voti

Cultura e Spettacolo | di Stefano Cosenz | 05 giugno 2012, 09:25

Una scena di L'affarista Mercadet.

In attesa che a giugno i critici ufficialmente decretino le terne finaliste della stagione in corso per il Premio teatrale Le Maschere, che intende affiancarsi al David di Donatello per il cinema e al Campiello per la letteratura (qui i risultati della passata edizione), ClassLife propone un pronostico per il Premio, non solo come invito ai  lettori di assistere allo spettacolo, ma anche di inviarci la loro classifica personale.

Miglior attore protagonista: Elio De Capitani. Attori non protagonisti: Giuseppe Amato, Marco Bonadei, Angelio Di Genio, Loris Fabiani, Andrea Germani, Alessandro Rugnone, Vincenzo Zampa e il pianista Andrea Macchi per The history boys.

Si conclude il 13 maggio al Teatro India di Roma il tour 2012 di The history boys, la commedia di Alan Bennet con la regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani che ha debuttato lo scorso dicembre all’Elfo Puccini di Milano (sei anni dopo la prima inglese) e considerata uno degli spettacoli che ha maggiormente riscosso l’entusiasmo dei più giovani, come dimostrano i tre premi Ubu vinti nel 2011 per il migliore spettacolo, per la migliore attrice non protagonista a Ida Marinelli, e per i Nuovi Attori under 30 al gruppo di ragazzi (Giuseppe Amato, Marco Bonadei, Angelio Di Genio, Loris Fabiani, Andrea Germani, Alessandro Rugnone, Vincenzo Zampa e il pianista Andrea Macchi). La commedia mette in scena un gruppo di adolescenti all’ultimo anno di college, impegnati con gli esami di ammissione all’università. Sono ragazzi molti diversi tra di loro ma affiatati: dal leader della classe, il donnaiolo Dakin, al fragilissimo Posner, innamorato – per nulla segretamente – di lui. L’insegnate di inglese, Hector (De Capitani) e quella di storia, Mrs Lintott (Ida Marinelli), cercano di stimolare la loro curiosità con percorsi inconsueti, fuori delle procedure tradizionali, mentre il preside (Gabriele Calindri), per il buon nome della scuola, li vorrebbe tutti a Oxford o Cambridge. Si apre uno scontro con un giovane professore, cinico e ambizioso (Marco Cacciola), incaricato dal preside di rendere più brillante, giornalistico e spendibile lo stile dei ragazzi, infischiandosi della ricerca storica. Nelle lezioni di Hector si respira sin dall’inizio un clima anticonformista, si citano a memoria poesie di Auden o Withman, ma anche vecchi film o canzoni con accompagnamento al piano, creando connessioni apparentemente senza una precisa finalità, ma non saranno questi metodi a convincere il professore alla pensione anticipata – come vorrebbe il preside – e a condurlo verso un finale inaspettatamente tragico, bensì il suo vizietto di palpeggiare gli studenti più dotati. Un lavoro teatrale da non perdere, a cui va il pronostico per il prossimo Premio Le Maschere per Elio De Capitani (il bravissimo attore protagonista) e all’intero gruppo di otto ragazzi (come attori non protagonisti).

Miglior attore protagonista: Saverio Marconi. Miglior testo teatrale: Variazioni Enigmatiche

Saverio Marconi, celebre regista di musical, torna in scena dopo 25 anni come attore e si fa dirigere da Gabriella Eleonori in un’opera, Variazioni Enigmatiche, di uno degli autori di maggiore successo della narrativa e del teatro, il drammaturgo francese Eric Emmanuel Schmitt con cui lo stesso Marconi aveva collaborato per l’edizione francese del musical Nine. Già interpretato in Francia da Alain Delon e in Inghilterra da Donald Sutherland, il lavoro, dopo il successo raccolto a Roma al Teatro della Cometa, sarà in scena al Teatro della Luna di Milano dall’8 al 10 maggio.

Il titolo dell’opera fa riferimento a Enigma Variations, composizione del musicista inglese Edward Elgar, 14 variazioni su una melodia che sembra impossibile da riconoscere, così come Schmitt sembra concepire il rapporto fra i due personaggi, Abel Znorko – misantropo, Nobel per la letteratura che si è ritirato a vivere da eremita in un’isola sperduta del mare della Norvegia, vicino al Polo Nord (pur conservando un intenso rapporto epistolare con la donna amata che non vede da 15 anni, divenuta nel tempo un’immagine della sua mente) – e Erik Larsen (interpretato da Gian Paolo Valentini), sconosciuto giornalista a cui lo scrittore concede un’intervista. Uomini diversi, ma legati, attraverso una sconvolgente scoperta di verità taciute e dell’illusione in cui si sono ritrovati, dall’amore per la stessa donna, anche se amata in modo diverso. Colpi di scena che si susseguono e trasformano l’opera, all’inizio commedia ironica e tagliente, poi dramma commovente e tenero, e poi ancora crudele, fino all’inaspettato epilogo che sconfina nell’enigma, in una domanda finale che fa continuare la storia nella fantasia dello spettatore.

In una scenografia equilibrata che riporta ai salotti degli anni ’70, emerge l’interpretazione di Saverio Marconi di un personaggio che è una fortezza di convinzioni forse impossibili da smantellare a cui va il pronostico come miglior attore protagonista e alla stessa vibrante storia come miglior testo teatrale, un’occasione da non mancare per il prossimo Premio Le Maschere a riconoscere il giusto merito alla drammaturgia oltre confine.

Miglior attore non protagonista: Emanuele Sgroi.

Mai rappresentata prima in Italia, La lampadina galleggiante di Woody Allen ha riscosso un grande successo al Teatro Quirino di Roma. E attorno a questa lampadina che si accende nel buio più totale, materializzatasi nelle dita di un ragazzo che si esercita a fare giochi di prestigio, non è collegata a niente alimentata da una magica energia, ruota l’intero dramma. Siamo in una degradata periferia di New York nel 1945 dove una stravagante famiglia ebrea, in piena crisi economica, vive un comico dramma in un clima hopperiano: il padre (Mimmo Mancini) sogna di vincere alla lotteria e scappare con la sua amichetta (Barbara Giordano), ma è assediato dagli strozzini; la madre (Mariangela D’Abbraccio) progetta, per risollevare le sorti famigliari, di vendere fiammiferi personalizzati per corrispondenza. Mentre uno dei due figli ha fantasie piromani (Luca Buccarello), l’altro (Emanuele Sgroi) vorrebbe fare il prestigiatore, ma è letteralmente terrorizzato dal pubblico e continua a balbettare. In questo dramma si inserisce un quarto personaggio (Fulvio Falzarano), un improbabile impresario teatrale il cui miglior cliente è un cane che canta. La commedia emoziona e cattura il pubblico con i suoi dialoghi e i suoi personaggi che inseguono un sogno mai realizzato, il cast di attori è eccellente, a cominciare da Mariangela D’Abbraccio che con la sua veste partenopea si immerge perfettamente nel ruolo di una donna di Brooklyn, lo sfavillante Fulvio Falzarano, ma soprattutto emerge nella sua emozionante naturalezza il giovane Emanuele Sgroi, a cui va offerto un pronostico come “migliore attore non protagonista” per il prossimo Premio Le Maschere.

Miglior protagonista: Gabriele Lava. Musiche: Giordano Corapi.

Rimane in scena al Teatro Argentina a Roma fino al 10 febbraio Tutto per bene di Luigi Pirandello diretto e interpretato da Gabriele Lavia. Tutto per bene è tra le commedie più significative della filosofia pirandelliana: è il dramma di un uomo, Martino Lori, che scopre di aver vissuto una vita diversa da quella che credeva fosse. Martino è un uomo di mezza età, vedovo inconsolabile che vive i suoi giorni nel ricordo dell’amata moglie defunta, Silvia Agliani, onorandola tutti i giorni da sedici anni alla sua tomba, voluta nel proscenio, e nella dedizione per la giovane figlia Palma, interpretata da Lucia Lavia, figlia di Gabriele. Ma la realtà è ben diversa da come appare. Infatti, ad eccezione del vedovo, tutte le persone che lo circondano sanno da sempre che la moglie aveva una relazione con il suo datore di lavoro, il potente senatore romano Salvo Manfronti, interpretato da Gianni De Lellis, e che la sua adorata Palma è nata in effetti dalla relazione tra Silvia e il senatore. Il senatore aveva infatti preso una cotta per Silvia, da quando questa era arrivata a Roma, ma non la poteva sposare perché Silvia era figlia di una donna disonorata e la stessa Silvia si era a lui concessa prima del matrimonio. E il senatore ha di fronte a sé un’onorata carriera politica e non vuole scandali. Per questo Silvia è costretta a sposare un altro, un impiegato della pubblica istruzione, che non sopporta fisicamente mentre continua ad avere una relazione adulterina con il senatore. E allo stesso tempo fa sesso con il marito per fare ingelosire l’amante. La tragica scoperta della verità getta Lori in una crisi profonda, privato di ogni certezza: “Tutto rovesciato, sottosopra. Sì, il mondo che ti si ripresenta tutt’a un tratto nuovo, come non ti era mai neppure sognato di poterlo vedere. Apro gli occhi adesso!”. Da figura mite e padre premuroso che era stato fino a quel momento, Lori si scopre essere un uomo senza più identità e senza maschera. Ma deve rimanere al gioco imposto dall’ipocrisia di quella società borghese che richiede alla fine che tutto sia per bene. In un pronostico per il prossimo Premio Le Maschere, indiscussa la professionalità di Gabriele Lavia nel ruolo del protagonista, le scene claustrofobiche appositamente studiate da Alessandro Camera, una sorta di tomba, un luogo dell’inganno, della convenzione e dell’ipocrisia borghese, le musiche di Giordano Corapi.

Miglior interprete di monologo: Marina Massironi.

Grande successo da parte della critica e del pubblico per La donna che sbatteva nelle porte, un adattamento teatrale del regista Giorgio Gallione del romanzo di Roddy Doyle, una vicenda dura e potentemente contemporanea interpretata da Marina Massironi. Marina Massironi, David di Donatello e Nastro d’argento per il film di Silvio Soldini Pani e tulipani, alterna da sempre il teatro al cinema e alla televisione. Qui affronta per la prima volta un monologo e il tema della violenza sulle donne, calandosi nel ruolo di Paula, una donna di trentanove anni. Paula già da adolescente ha voglia di fuggire da una famiglia che non la sa amare e da una scuola che la etichetta come una ragazza stupida e amorale. Tutto cambia quando qualche anno dopo diventa la “Signora” Spencer, la moglie di Charlo, il bello del quartiere che al fa sentire amata e rispettata. Ma poi arrivano i figli. Charlo, che beve pesantemente, perde il lavoro e il dramma precipita in un dolore fisico e psicologico. Paula diventa la vittima della sua violenza e non riesce a denunciarlo nemmeno ai medici, i quali scelgono di credere alle sue giustificazioni di “aver sbattuto nelle porte”. E così anche lei si rifugia nel bere. Il monologo di Paula si sviluppa come un flash back narrato magistralmente senza emozioni, nella sua pura crudezza. Solo nel momento in cui il marito insidierà la loro bambina, troverà la forza di ribellarsi. In questo passaggio la Massironi cambia registro interpretativo dando vita a un’espressività fortemente viscerale. 

Miglior interprete di monologo: Elisabetta de Vito.

Vissi per Maria, di Roberto d’Alessandro, della Nuova Compagnia di Teatro di Luisa Mariani, dopo il successo della critica a ottobre, replica ancora una volta nella splendida sede della Casina delle Civette a Villa Torlonia a Roma (Via Nomentana  70) fino al 20 novembre. È la vita di Maria Callas, fragile e grande allo stesso tempo, raccontata in un’atmosfera intimista dalla governante Bruna, mettendo a nudo manie, desideri e amori in una donna consumata da incertezze e dubbi e offrendo una visione che va oltre il mito. L’interpretazione di Elisabetta de Vito, con la regia di Ciro Scalera, riesce a trasferire allo spettatore una fortissima emozione, permettendogli di entrare totalmente nella donna Callas. L’attrice non è nuova al Premio Le Maschere, essendo stata lo scorso anno finalista come attrice non protagonista in Ben Hur. Un pronostico quindi, ma anche un augurio, che possa concorrere per il prossimo Premio come miglior interprete di monologo.

Lo spettacolo replicherà ad Ostia al Teatro Nino Manfredi a Via dei Pallottini 19 lunedì 30 gennaio alle ore 21 (in occasione della rassegna “Sole Donne Sole”) e il 23 febbraio al Polo Hotel di Roma in Piazza Bartolomeo Gastaldi 4 alle ore 17.

Miglior spettacolo di prosa: L’affarista Mercadet. Miglior attore protagonista: Geppy Gleijses.

Fino al 23 novembre a Roma al Teatro Quirino segue il successo de L’Affarista Mercadet di Honoré de Balzac, uno spettacolo perfettamente attuale perché tratta temi oggi profondamente percepiti, come la frenesia e l’immoralità delle speculazioni economiche, lo spietato gioco delle Borse, il mondo losco e cinico degli affari. “Ah! Conoscete la nostra epoca! Oggi, signora, tutti i sentimenti svaniscono e il denaro li sospinge. Non esistono più interessi perché non esiste più la famiglia, ma solo individui! Vedete! L’avvenire di ciascuno è in una cassa pubblica …. Vendete gesso per lo zucchero: se riuscite a far fortuna senza suscitare lamentele, diventate deputato, pari di Francia o ministro!”: sono queste le parole con cui Mercadet, magistralmente interpretato da Geppy Gleijses, esemplifica il tema dell’intera pièce. Mercadet vive nel perseguire la sua unica fondamentale idea fissa, quella di arricchire, speculare: è mosso da una sorta di libido del denaro. Gioca in Borsa con denari che – in realtà – non gli appartengono. Egli è infatti sull’orlo della bancarotta, assediato dai creditori: una crisi, che fin dall’inizio imputa al socio Godeau, andato con la cassa a cercar fortuna nelle Indie e di cui nulla si sa più. Ma nell’attesa di Godeau, Mercadet non resta inerte come i personaggi del Godot di Beckett, tutt’altro: certo che il motore della società moderna sia il denaro e che l’onore sia fondato ormai sulla sola apparenza, usa la moglie quale stendardo della propria fortuna e la costringe a partecipare elegantemente abbigliata a ogni occasione mondana. Un modo per truccare il mercato in proprio favore, per tenere in pugno i creditori, ancor più sensibili di lui al miraggio del facile guadagno. Così ottiene le loro azioni e addirittura i risparmi dei propri servitori per i suoi maneggi finanziari. Cerca anche di maritare la figlia bruttina – interpretata da Marianella Bargilli -  a un dandy che si spaccia come benestante e che si rivela poi uno spiantato … ma i suoi piani s’incrinano. Metterà addirittura in scena il ritorno del suo socio e sarà proprio nel gioco degli arrivi falsi o ipotetici di  Godeau che troverà la salvezza a un passo dal baratro, ottenendo che ogni cosa si ricomponga sul piano economico, degli affetti, come pure su quello della morale a cui Mercadet, sospinto dalla moglie e dai burrascosi eventi, alla fine s’inchina (ma possiamo credergli?), ritirandosi in campagna a vivere di un lavoro onesto.

La tournée prosegue dal 23 al 27 novembre al Teatro Goldoni di Venezia, dal 29 novembre al 4 dicembre al Teatro La Pergola a Firenze, dal 7 al 18 dicembre al Teatro Mercadante a Napoli, dal 4 all’8 gennaio al Teatro Vittorio Emanuele a Messina, il 9 e 10 gennaio al Teatro Apollo a Crotone, dal 12 al 15 gennaio all’Auditorium Santa Chiara di Trento, per concludersi dal 25 al 29 gennaio al Teatro Sociale di Brescia.

Miglior protagonista: Silvio Orlando

Dopo il grande successo di Se non ci sono altre domande nel corso della passata stagione, Silvio Orlando torna in scena al Teatro Piccolo Eliseo di Roma con Il nipote di Rameau (fino al 4 dicembre), capolavoro satirico di Denis Diderot della seconda metà del Settecento. Il nipote di Rameau è la parabola grottesca di un musico fallito, intensamente convinto amorale, intriso di una profonda mediocrità, capace di ribaltare la visione del bene e del male nella sua viscida veste di cortigiano per la vita. Ma nella sua perversità si scorgono pure i primi tentativi illuministici del libero pensiero che emergevano in quel secolo turbolento. Una mediocrità intensamente voluta nella recitazione dal bravissimo Silvio Orlando, in una pièce teatrale certamente non facile ma invitante alla riflessione, alla luce degli stravolgimenti morali e civili di questi ultimi anni. È proprio nell’impegno di rappresentare la mediocrità va letta l’interpretazione di Silvio Orlando, un invito ai lettori di votarla in qualità di miglior protagonista per il prossimo Premio Le Maschere.
Calendario delle successive rappresentazioni de Il Nipote di Rameau: Teatro Asioli di Correggio (RE) il 6 e 7 dicembre, Teatro Poliziano di Montepulciano l’8 dicembre, Teatro degli Impavidi di Sarzana il 9 dicembre, Teatro Pietro Aretino di Arezzo il 13 dicembre.

Miglior protagonista: Paolo Poli. Miglior costumista: Santuzza Calì.

“Preferisco il mare, perché è il simbolo dell’infinito”, ha dichiarato Paolo Poli. S’intitola proprio Il mare lo spettacolo in due tempi con cui il grande attore torna sulla scena, nei panni di una vecchia signora, nella nuova stagione al Salone Umberto di Roma, fino al 18 dicembre. Per Anna Maria Ortese, autrice dei racconti da cui è tratto lo spettacolo, racconti composti nel lungo arco di tempo che va dagli anni Trenta ai Sessanta, il mare è un angolo di sogno: nata a Roma, aveva vissuto molto tempo a Napoli, da cui aveva tratto ispirazione. Gli avvenimenti narrati sono visti attraverso il ricordo struggente: l’infanzia infelice, ma luminosa, l’adolescenza insicura, l’amore sfiorato, ma mai posseduto, comunicati allo spettatore dal leggiadro canto e dalla potentissima capacità narrativa di Paolo Poli, che danno allo spettacolo una godibilissima leggerezza. Poli è fedelmente accompagnato da un gruppo di attori con cui lavora da tempo (Mauro Barberio, Fabrizio Casagrande, Alberto Gamberini, Giovanni Siniscalco), dagli splendidi costumi colorati di Santuzza Calì, dalle coreografie di Claudia Lawrence, dalle scenografie dipinte da Lele Luzzati e dalle musiche di Jacqueline Perrotin. Tutti elementi che contribuiscono a personalizzare uno spettacolo che rimane, come un’opera d’arte, “inscindibile” dal suo ottantenne protagonista. E se la prima edizione del Premio Le Maschere lo ha dimenticato (lo spettacolo era già approdato al Teatro Eliseo a Roma a gennaio scorso), non sarebbe perdonabile trascurare ancora una volta un maestro insostituibile come è Paolo Poli. E un probabile premio meriterebbe pure Santuzza Calì, come miglior costumista per le sue fantasiose e colorate creazioni.
La tournée prosegue al Teatro Carignano a Torino dal 27 dicembre all’8 gennaio 2012, al Teatro Asioli di Correggio dal 13 al 15 gennaio, al Teatro Kursaal a Locarno il 17 e 18 gennaio, al Teatro Novelli a Rimini dal 20 al 22 gennaio, al Teatro Elfo Puccini a Milano dal 24 gennaio al 5 febbraio, al Teatro Sociale a Rovigo il 7 febbraio, al Teatro Corso a Mestre l’8 febbraio, al Teatro della Rosa a Pontremoli l’11 febbraio, al Teatro Persio Flacco a Volterra il 12 febbraio, al Teatro Cristallo a Bolzano il 15 febbraio, al Teatro Accademia a Conegliano il 16 febbraio, al Teatro Comunale Pier Paolo Pasolini a Casarsa della Delizia (Pordenone) il 17 febbraio, al Teatro Metropolitan a Poimbino il 1° marzo, al Teatro Comunale Accademico di Bagni di Lucca il 2 marzo, al Teatro Verdi a Pisa il 3 e 4 marzo, al Teatro Garibaldi di Bisceglie il 6 marzo, al Teatro Royal di Bari dal 7 all’11 marzo, al Teatro Nuovo a Verona dal 13 al 15 marzo, al Teatro Bobbio a Trieste dal 16 al 25 marzo, al Teatro Verdi a Gorizia il 28 marzo.

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