Umberto Eco

Cultura e Spettacolo | di Nanni Delbecchi | 30 aprile 2015, 09:43


Umberto Eco

riparte dal Numero Zero

Fin da quando era un giovane filosofo cattolico assunto nella nascente Rai Radiotelevisione italiana, nella squadra di coloro che preparavano le domande per i quiz di Mike Bongiorno, in Umberto Eco convivono tre anime. Quella di studioso dei media (Opera aperta), quella del romanziere di stampo anglosassone con gran gusto della��intreccio (Il nome della rosa), e quello della��umorista irriverente (Diario minimo). Anche adesso che A? prossimo a compiere 80 anni ed A�A? considerato il piA? grande intellettuale italiano al mondoA�, come ha detto Roberto Benigni, di solito nei suoi libri una di queste anime prevale sulle altre. Ma in Numero Zero (Bompiani, 224 pagine, 17 euro), a dispetto della brevitA�, coesistono tutta��e tre. Ci si trova nel 1992, anno zero di Tangentopoli, e a Milano si lavora in gran segreto a Domani, un quotidiano senza macchia e senza paura destinato a far tremare i potenti della traballante Prima repubblica.


Nella realtA�, la redazione A? composta da un direttore faccendiere, un ghost writer fallito, una��ex collaboratrice di riviste di gossip, un cronista un poa�� sfuggente ma sempre molto informato (si scoprirA� poi perchA�) e un certo Braggadocio (nome preso in prestito al poeta elisabettiano Edmund Spenser), un vero professionista della dietrologia che da anni lavora a una��inchiesta alquanto fantasiosa ma capace di riscrivere la storia recente da��Italia, dalla fucilazione di Mussolini alla��impiccagione di Roberto Calvi. Dal Nome della rosa al Pendolo di Foucault, al recente e troppo cupo Cimitero di Praga, il complotto A? il marchio di fabbrica della��Eco narratore. Non manca nemmeno questa volta, ma calata in una��atmosfera brillante, una sorta commedia alla��italiana in cui Eco sbizzarrisce il suo talento di caricaturista. Come nelle migliori commedie, non mancano i risvolti amari. Numero Zero A? anche un diario minimo sul cattivo giornalismo, istruzioni per la��uso della macchina del fango punto per punto, dai dossier ai necrologi. Ed A? quanto basta, perchA� dopo tante prove, il quotidiano vero non uscirA� mai. Tutto quello che interessava alla��editore era la gratitudine per il suo silenzio.

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