Danzica

Viaggi e Sapori | di testo e foto di roberto copello | 03 maggio 2016, 13:48

Danzica cittA� fra le piA? belle da��Europa? Chi A? stato almeno una volta nella cittA� polacca non ha dubbi in proposito. Eppurea��

Dici Danzica e pensi a una cittA� combattiva e operaia, di cantieri navali e di lotte per la libertA�, ma anche il luogo simbolo dove scoppiA? la Seconda guerra mondiale. Una cittA� con una sua storia epica, ma probabilmente a�� pensi a�� una cittA� grigia e poco attraente. Potenza del pregiudizio, ovvero di un giudizio dato a priori. Per cambiare idea, a Danzica bisogna andarci. Oppure ascoltare chi ci A? stato (fosse solo per lavoro) e ne A? tornato entusiasta, riferendo di una cittA� piA? bella anche delle tante altre belle cittA� polacche, da Cracovia a Varsavia, da Poznan a Breslavia.

Di piA?: di una cittA� sicuramente fra le piA? belle da��Europa, oltre che fra le piA? giovani e vivaci. Esagerazioni? Nulla di meglio che andare direttamente nel capoluogo della Pomerania (magari con un comodo volo diretto Wizzair) e toccare con mano il miracolo di una cittA� che, pur essendo stata rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale, si presenta come se i secoli non fossero passati, risorta bella come prima, praticamente uguale, ricostruita alla perfezione senza mostrare alcunchA� di fasullo.
Che ad attirarvi siano il suo fascino storico, o le tante possibilitA� di fare sport alla��aria aperta, o la vita notturna della vicina Sopot, o la��ambra che qui si vende e si compra come in nessun altro luogo, presto vi accorgerete che un weekend basta solo come antipasto e aperitivo, capace di stimolare la voglia di tornare e stare piA? a lungo. Ci sarA� modo allora di conoscere la��intero TrA?jmiasto, le Tre CittA� che formano come una��unica conurbazione: la nobile e storica Danzica, la balneare e frizzante Sopot, la moderna e portuale Gdynia. E anche di allontanarsi una cinquantina di chilometri fino al possente castello di Malbork, che fu nel Medioevo la sede dei potenti Cavalieri teutonici.

Prima di esplorare i dintorni, perA?, A? indispensabile familiarizzare con la��atmosfera di Danzica, vagando liberamente per il suo affascinante centro storico e scoprendo una cittA� orgogliosamente libera. E infatti, sia che si passeggi fra i palazzi secenteschi della zona pedonale o lungo le infinite spiagge del Mar Baltico, si respira ovunque un onnipresente senso di libertA�, acuito dalla��aria frizzante, o dal cielo che muta a ogni momento, o dai giardini e dai prati e dai boschi. Una cittA� anticonformista, Danzica, da sempre. Lo si capisce varcando la secentesca ZA�ota Brama, la Porta da��oro che dA� accesso alla centro storico: devastata dalle bombe sovietiche, la porta fu ricostruita tal quale nel 1957.

Poi, negli anni 90, dopo la fine del comunismo, la municipalitA� ha voluto ripristinare anche la scritta in tedesco sopra la��arco centrale: Es mA?sse wohl gehen denen, die dich lieben. Es mA?sse Friede sein inwendig in deinen Mauern und GlA?ck in deinen PalA�sten (“Avranno prosperitA� coloro che ti amano. Pace sia entro le tue mura, e prosperitA� nei tuoi palazzia�?). Una citazione dal salmo 122, dove A? riferita a Gerusalemme, una��altra cittA� dalla sorte tormentata. E non appaia strana questa volontA� di recupero della lingua tedesca: se i nazisti le hanno fatto del male, Danzica – Danzig – Gdansk ha comunque una secolare storia a�?tedescaa�? alle spalle. Tanto per dire: A? la patria del fisico settecentesco Gabriel Fahrenheit, del filosofo ottocentesco Arthur Schopenhauer e dello scrittore novecentesco GA?nter Grass, premio Nobel per la letteratura.


Che cosa va visto e fatto assolutamente a Danzica? Per cominciare, mescolarsi alla folla che percorre a piedi la Strada Reale, fra fontane e palazzi patrizi dalle strette e alte facciate in tutti gli stili possibili: rococA?, gotico, neoclassico, persino manierista olandese. Poi, prolungare la passeggiata lungo la Motlava, sulle cui rive si affaccia la piA? grande gru medievale in legno conservata in Europa. Aggirarsi fra le bancarelle e i negozietti della via Mariacka, dove si capisce perchA� Danzica A? la capitale della��ambra (cosa ancora piA? evidente visitando il Museo della��ambra sulla Strada Reale).

Entrare nella luminosa basilica gotica di Santa Maria, la piA? grande chiesa in mattoni da��Europa, e, se avete il fiato, salire i 400 gradini del campanile (foto sotto). Andare a vedere il Giudizio Universale di Hans Memling nelle sale del Museo nazionale. Assistere a uno spettacolo nel Teatro Shakespeariano inaugurato nel 2014 su progetto dell’architetto italiano Renato Rizzi: uno scuro blocco color antracite che cela le balconate in legno del primo teatro al mondo con tetto scoperchiabile (due ali da 46 tonnellate la��una che si aprono in tre minuti). Fermarsi a mangiare un piatto di chlodnik (la classica zuppa fredda di barbabietola con panna acida, uovo sodo, erba cipollina e cetrioli) nel piA? famoso bar Mleczny (una sorta di latteria) di Danzica, il Neptun, sulla Strada Reale.
Qualunque cosa scegliate di fare, perA?, A? indispensabile una visita al Centro europeo Solidarnosc, il modernissimo museo e centro culturale aperto nel 2014, visitato nel 2015 da 390mila persone e fresco vincitore del premio 2016 del Consiglio da��Europa per il miglior nuovo museo europeo. Il grande edificio, che ricorda le chiglie rugginose delle navi, sorge nella��area dei Cantieri navali Lenin, luogo divenuto simbolo della��orgoglio polacco da quando nel 1980 vi nacque il movimento sindacale guidato dalla��elettricista polacco Lech Walesa.

Varcato il famoso cancello numero 2, sul quale spiccano oggi la��immagine della Madonna di Czestochowa e una foto di papa Wojtyla. Visitare le sale interne, poi, A? come entrare in un film: la��epopea delle battaglie (sindacali, politiche, religiose) rivive attraverso foto, filmati, registrazioni, oggetti, e naturalmente le due tavole in legno con le 21 richieste scritte a mano dagli operai, pannelli che la��Unesco ha inserito nel Patrimonio della��umanitA�. Furono le leggendarie battaglie di Solidarnosc per la libertA� a iniziare a incrinare quel Muro di Berlino che in capo a dieci anni sarebbe venuto giA?.

Insomma, la rivoluzione che fece cadere i regimi comunisti, in Polonia e negli altri paesi della��Est europeo, partA� proprio da Danzica, e tutto sommato provocA? pochissime vittime, in linea con il fiero e prudente motto cittadino: la scritta Nec temere nec timide, sotto due leoni che reggono uno scudo con due croci, significa semplicemente: non temerariamente, ma nemmeno timidamente.
Lettura consigliata: Roberto M.Polce, Danzica e la Pomerania, Morellini editore, euro 12,90
Info: www.gdansk4u.pl

  • email
  • Print
  • Facebook
  • Twitter

Comments are closed.