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Cultura e Spettacolo | di Giuliana di Paola | 07 aprile 2017, 14:32

Venezia, Treasures from the Wreck of the Unbelievable

Photographed by Christoph Gerigk © Damien Hirst and Science Ltd.

Photographed by Christoph Gerigk © Damien Hirst and Science Ltd.

Tesori dal relitto dell’Incredibile segna il grande ritorno sulla scena espositiva di Damien Hirst che negli ultimi anni si era dedicato alla propria collezione d’arte e all’apertura della sua Newport Street Gallery a Londra. Così, a mezzo secolo dallo squalo tigre immerso in formaldeide che l’ha reso universalmente famoso, Hirst torna a tuffarsi in mare aperto. Il progetto lagunare ha richiesto una decina d’anni di preparazione, dicono dalla fondazione François Pinault che per la prima volta ha concesso a un unico artista entrambe le sue sedi di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, dal 9 aprile al 3 dicembre, e parte dal ritrovamento del relitto dell’Unbelievable, appunto, una nave affondata 2mila anni fa, documentato da foto e filmati e dei favolosi tesori, gioielli, opere d’arte e sculture, che trasportava per la costruzione di un favoloso palazzo, insomma, uno storytelling a metà tra la vicenda del Titanic e il mito di Atlantide.

New York, Irving Penn: Centennial

@The Irving Penn Foundation

@The Irving Penn Foundation

Due anni fa The Irving Penn Foundation aveva annunciato la straordinaria donazione al Metropolitan di un ricco corpus di opere. A suggello dell’accordo, The Met Fifth Avenue ospita una delle più ricche retrospettive dedicate al fotografo, nel centenario della sua nascita. In esposizione, dal 24 aprile al 30 luglio, oltre 200 stampe che rappresentano i diversi periodi della settantennale carriera di questo poliedrico artista delle immagini, dagli iconici ritratti in studio della moglie, Lisa Fonssagrives, agli eleganti still life, dai reportage sulle tribù della Nuova Guinea alla galleria di personaggi famosi, come Truman Capote, Colette e Issey Miyake (a sinistra, Pablo Picasso alla Californie, Cannes, 1957).

Milano, Omaggio ad Andy Warhol

Il Museo del Novecento celebra Andy Warhol con l’esposizione dell’opera monumentale Sixty Last Suppers (in basso, 10×3 metri). Per i trent’anni dalla morte dell’artista, questo progetto espositivo si concentra sulla serie di opere ispirate all’Ultima Cena. Dal 24 marzo al 18 maggio il lavoro, mai presentato in Italia, sarà esposto nella spettacolare Sala Fontana. È uno dei più grandi progetti che Warhol ha dedicato al Cenacolo di Leonardo da Vinci. Si concentra sull’immagine in bianco e nero dello spazio architettonico della sala dell’Ultima Cena ripetuo 60 volte in modo che, a distanza, la tela serigrafata appaia come un edificio modernista.  Sixty Last Suppers fu esposta nella leggendaria retrospettiva postuma al Museum of Modern Art a New York nel 1989. L’ultimo progetto di Warhol fu dunque misteriosamente premonitore della sua morte, e resta una forte testimonianza dei principi che ispirarono la sua carriera artistica: la commistione tra tra sacro e profano e, soprattutto, la serialità capace di smitizzare l’unicità dell’opera d’arte.

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