Trionfo Barocco

Cultura e Spettacolo | di ilaria danieli | 16 maggio 2017, 09:48

Dopo il Trittico messo in scena con successo su musiche di Bizet, Ravel e Rimskij-Korsakov, debutta sabato alla Scala in prima assoluta una creazione originale di Mauro Bigonzetti su brani cameristici di Händel


«Dovete vedere la musica e sentire la danza», diceva il grande coreografo George Balanchine, massimo interprete del neoclassicismo nella danza, per spiegare ai danzatori i passaggi della sua coreografia sulla Sinfonia n.1 in Do maggiore che Bizet compose quando era ancora allievo diciassettenne di Charles Gounod al Conservatorio di Parigi. Esaltazione della purezza classica, Symphony in C è stato il brano portante del trittico di balletti in scena con successo alla Scala di Milano fino a sabato scorso (il 13 maggio) assieme a Shéhérazade, sulla suite sinfonica di Rimskij-Korsakov, firmata coreograficamente da Eugenio Scigliano, e La Valse, sulla partitura di Maurice Ravel, affidata alla creatività di Stefania Ballone, Matteo Gavazzi e Marco Messina. Quanto all’interpretazione, il Trittico è stato una vera vetrina  per il Corpo di Ballo scaligero, con solisti, primi ballerini ed étoile tutti coinvolti nelle parti principali.


La nuova produzione in prima assoluta, che debutta sabato 20 maggio per proseguire con le repliche fino al 1 giugno, vede invece il ritorno di Mauro Bigonzetti al suo grande amore per la musica antica e barocca, partendo dalle Suites di Händel per ampliare poi il respiro coreografico attraverso altre composizioni cameristiche dello stesso autore. Un respiro che verrà modellato sui ballerini scaligeri e sulle étoiles Roberto Bolle e Svetlana Zakharova (per la quale Mauro Bigonzetti creerà per la prima volta) assecondando i timbri e i cromatismi delle due diverse situazioni musicali. La struttura coreografica di Progetto Händel è infatti al servizio della diversità dei brani ed è divisa in due parti: la prima è concentrata sulle Suites che, eseguite da un unico strumento solista, hanno portato il coreografo a una dimensione più intimistica, monocromatica; la seconda, che si apre a diversi timbri e più strumenti, assume una struttura più composita e ricca.

Anche sul piano visivo le due parti sono concepite in maniera molto chiara: la prima è “in bianco e nero” nei costumi e nell’illuminotecnica per restituire alla musica la sua specificità e la centralità dello strumento. La seconda invece è una esplosione di colori, anche nei cromatismi dei costumi; segue la diversificazione dei timbri e la maggior presenza di strumenti coinvolti, e rende più tangibile il gusto barocco; nella prima parte l’atmosfera è più astratta, nella seconda lo stile è più “narrativo”, perché la musica, come commenta Bigonzetti, qui sembra raccontare.

Nove recite, dal 20 maggio al 1 giugno, che vedranno in scena al debutto e nelle serate del 21, 23 e 24 maggio Svetlana Zakharova e Roberto Bolle. Accanto alle due étoile, è  impegnato il corpo di ballo scaligero, con 16 danzatori nella prima parte e 14 nella seconda. Prezzi da 11 a 127 euro, www.teatroallascala.org.

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