Vincitori e vinti

Cultura e Spettacolo | di Ilaria Danieli | 11 settembre 2017, 09:57

Venezia premia il Fantasy sentimentale

Il Leone d'oro a Guillermo Del Toro, autore di The shape of water

il Leone d'oro a Guillermo Del Toro, autore di The shape of water

Flash per i divi, autografi per i fan e vaporosi abiti da sera per le attrici in passerella, dall’acclamatissima Jennifer Lawrence (in prima linea con Mother di Aronofsky) alla regina Judi Dench (nei panni di Queen Victoria in Victoria e Abdul di Stephen Frears, fuori concorso), ma il vero entusiastico applauso è scoppiato quando la presidente di giuria Annette Bening ha annunciato il Leone d’oro a Guillermo Del Toro, autore di The shape of water,  una favola sentimental-fantastica che segue l’incontro e l’amore tra una donna muta e un mostro anfibio, mezzo uomo e mezzo pesce, catturato dai servizi segreti durante la Guerra Fredda.

Charlotte Rampling

L’argento è andato a Jusqu’à la garde di Xavier Legrand, in lacrime copiose sul palco del Lido, che ha conquistato anche il premio De Laurentis come migliore opera prima. Gran premio della giuria della 74a edizione del festival è Foxtrot di Samuel Maoz, che restituisce attraverso il moto andulatorio della telecamera lo stordimento di una famiglia sottoposta al dolore insopportabile della perdita di un figlio. Doverosa e meritatissima  la coppa Volpi a Charlotte Rampling, che nel drammatico Hannah ha avuto la telecamera di Andrea Pallaoro incollata addosso per tutti i 95 minuti di proiezione, senza mai sprecarne mezzo con una interpretazione mediocre. Miglior interprete maschile, invece, è risultato Kamel El Basha, anima di L’insulte di Ziad Doueiri, storia di un conflitto atavico esploso in seguito a una banale lite condominiale ambientata nel Libano contemporaneo.

Nico di Susanna Nicchiarelli

Da segnalare poi il talento del giovane Charlie Plummer cui è stato assegnato il premio Mastroianni per l’attore emergente: un ragazzino selvatico e sensibile che in Lean on Pete di Andrew Haigh perde la famiglia ma trova un cavallo sul quale riversa la sua affettività ferita. L’unica italiana entrata nel palmarès, Susanna Nicchiarelli, ha visto premiato per la sezione Orizzonti il suo lungometraggio sulla cantante Nico, musa di Andy Warhol e personaggio simbolo della sua generazione. Il molto applaudito Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin CDonagh ha ottenuto solo il premio alla miglior sceneggiatura, anche se la forza compatta della vicenda e la performance della protagonista Frances McDormand avrebbero forse meritato almeno una menzione.

Julianne Moore e Matt Damon in una scena di Suburbicon

Generalmente apprezzati, tra gli esclusi, sia Downsizing di Alexander Payne (tra il fantascientifico, il filosofico e l’intimista) sia il nuovo film di George Clooney, Suburbicon (con Matt Damon e Julianne Moore), scritto e diretto dai fratelli Cohen che con il loro tratto cinico e impietoso hanno messo un po’ in ombra lo stile ancora poco definito di Clooney. Erano grandi, infine, le attese per l’inquietante Mother di Darren Aronofsky, un film nero che ha visto una concentrazione di star non indifferente e il ritorno davanti alla cinepresa di Michelle Pfeiffer, ma è stato sommerso dai fischi, forse per l’oscurità dello snodo narrativo che ha reso la pellicola poco decifrabile e godibile, anche per i palati più assuefatti al genere horror.

Michelle Pfeiffer in Mother

A proposito di palati, quest’anno il Negroni vince sul Bellini, che a Venezia durante l’estate è un never without: anche gli attori e registi che tornano a casa a mani vuote, infatti, dichiarano di aver goduto almeno la buona cucina italiana e il Negroni degli ottimi barmen lagunari.

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