Alto Nebbiolo

Viaggi e Sapori | di cesare pillon - foto di roberto sorrentino | 15 settembre 2017, 11:58

Nel 1800 i vini più prestigiosi ricavati da uve di nebbiolo non si producevano nelle Langhe ma ai piedi del Monte Rosa, dove i vigneti occupavano più di 40 mila ettari. Oggi quei vigneti, abbandonati allora dai contadini attratti dalle aziende tessili del Biellese, sono diventati dei boschi. Ma qualcuno ha ricominciato a piantarci le viti. Uno dei primi è stato Paolo De Marchi, fondatore negli anni 70 in Toscana di Isole & Olena, azienda che ha avuto un ruolo nella rinascita del Chianti Classico, ma originario della zona: nel 1999 ha ripreso in mano col figlio Luca la storica cantina della famiglia Sperino e dagli 8 ettari di vigneto che ha ricostruito ricava un Lessona Doc, nebbiolo in purezza maturato in legno per 34 mesi, di straordinaria intensità. Un’esperienza simile la sta vivendo Gilberto Boniperti a Barengo, sulle colline novaresi: laureato in enologia, nel 2003 ha reimpiantato il vigneto che porta il nome di suo nonno, Barton, e ne trae un Fara Doc, nebbiolo 70% vespolina 30%, austero come da tradizione eppure piacevole grazie a un uso intelligente delle tecniche moderne. Ma il fatto straordinario è che la rinascita dei Nebbiolo dell’Alto Piemonte ha coinvolto anche degli stranieri. Primo a gettarsi in quest’avventura è stato uno svizzero, Christoph Künzli, che negli anni 90 ha acquistato il vigneto d’un anziano vignaiolo e intorno a quel nucleo ha costruito un’azienda, Le Piane, che produce un Boca, nebbiolo 85% e vespolina 15%, di straordinaria espressività. E’ un norvegese invece, Erling Astrup, che innamoratosi del Gattinara nel 1995 quando studiava alla Bocconi, nel 2011 ha acquistato insieme a tre connazionali la cantina più antica, la Nervi: il suo fiore all’occhiello è il Molsino, un nebbiolo in purezza tanto possente quanto elegante. Da pochi mesi è entrata in scena una singolare coppia: un tedesco appassionato di vino, Dieter Heuskel, e Peter Dipoli, che il vino (e di altissima qualità) lo produce già in Alto Adige. E’ dal 2004 che ricostruiscono vigneti per la loro minuscola azienda, Le Pianelle, e la serietà di questo impegno si avverte subito nel loro Bramaterra, nebbiolo con un pizzico di vespolina e croatina, di imperiosa personalità.

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