Ritratto di signora

Moda e Tendenze | di Chiara bottoni | 02 maggio 2018, 09:17

Il fotografo Paolo Roversi celebra i 70 anni della maison di moda Dior con un libro che ne ripercorre la storia. Tra scatti, modelle e abiti iconici

Il fotografo Paolo Roversi, autore del libro Dior Images.

Il legame tra Christian Dior e Paolo Roversi va oltre la semplice collaborazione visiva. Ca��A? qualcosa di speciale che unisce la maison parigina al fotografo italiano, adottato ormai dalla Ville LumiA?re. Una sintonia da��intenti che si traduce, simbolicamente, in un rapporto ancora piA? profondo. Sembra incredibile, infatti, che il 70Es anniversario della casa di moda e il compleanno di Roversi combacino: il fotografo A?, infatti, nato nel 1947, pochi mesi dopo la prima sfilata del couturier, le cui creazioni sono state protagoniste delle immagini del fotografo.

Jardin baroque A? il nome del coat dress indossato da Roos Abels e disegnato da Maria Grazia Chiuri per la collezione haute couture primavera-estate 2017.

Un legame che oggi viene celebrato dal libro Dior images Paolo Roversi, edito da Rizzoli: una raccolta di scatti iconici realizzati nel corso degli ultimi 27 anni, con protagoniste le creazioni couture della maison, realizzate dai designer che si sono susseguiti nel tempo. Da Yves Saint Laurent, erede prediletto di monsieur Dior, a Marc Bohan; passando per Gianfranco FerrA� e il visionario John Galliano, fino a Raf Simons e alla��attuale direttore creativo Maria Grazia Chiuri. Interpreti unici della��ereditA� di questo marchio, che hanno contribuito a tradurne il Dna nella��esprit du temps, come ben raccontato dalla mostra Christian Dior couturier du rA?ve, inaugurata al MusA�e des Arts dA�coratifs lo scorso luglio. Una��exhibition acclamata perchA� capace di rendere merito a ognuno di questi abiti dalla��inestimabile valore stilistico e artigianale.

Natalia Vodianova con un abito disegnato da John Galliano per la collezione haute couture autunno-inverno 2004.

A�Ogni creazione couture A? un pezzo unico, una sorta di opera da��arteA�, ha sottolineato Roversi, rievocando lo scatto di un abito realizzato da Gianfranco FerrA�, primo stilista italiano alla guida della maison tra la fine degli anni 80 e la��inizio dei 90. FerrA� aprA�, in un certo senso, una felice liaison tra la casa di moda e la��Italia, oggi confermata dalla��arrivo di Maria Grazia Chiuri, designer che ha saputo A�iniettare nuova linfa vitale al marchio, dandogli una scossa e smuovendone la staticitA�A�, e da quello del nuovo amministratore delegato, Pietro Beccari.

Ballet de Fleurs, realizzato da Gianfranco FerrA? per la collezione primavera-estate 1996 e indossato da Guinevere Van Seenus.

Forse non A? un caso, dunque, che sia proprio attraverso la lente di un altro italiano a prendere corpo questo racconto. La lente sfuocata ad arte di Roversi che evoca, con questo artificio, le origini stesse della fotografia di moda, dissolvendo i confini tra i corpi delle modelle e la��universo che li circonda. Naomi Campbell, Natalia Vodianova o Laetitia Casta diventano cosA� le interpreti di una visione che, parafrasando Roversi, incorona la fotografia come strumento A�non di semplice riproduzione, ma di rivelazioneA�.

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