Esplorare

Viaggi e Sapori | di enrico dal buono per Gentleman | 19 luglio 2018, 10:03

Da cabana village in spirito hippy a exclusive resort per una vacanza dell’anima: partendo dalla rinascita del Club Med di Cefalù, il ceo Henri Giscard d’Estaing racconta come sono cambiati il mondo e l’essenza del viaggiatore gentiluomo

Il rinato Club Med sulla baia di Cafalù, in Sicilia.


«Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi». Con queste parole de Il Gattopardo, Henri Giscard d’Estaing, ceo di Cub Med e deputy chairman di Fosun Tourism Group, nonché figlio dell’ex presidente della Repubblica francese Valéry, descrive la rinascita del resort di Cefalù. Nato nel 1957, morto nel 2006 e resuscitato nel giugno di quest’anno, con un corpo trasfigurato, ma con la stessa anima. Un’anima che, secondo Giscard d’Estaing, si sposa alla perfezione con quella del moderno gentleman viaggiatore.
Gentleman. Perché le parole di Tomasi di Lampedusa sono le più adatte per celebrare questa (ri)apertura?
Henri Giscard d’Estaing. Prima di tutto perché è uno scrittore siciliano. E la Sicilia incarna, come parte per il tutto, le migliori qualità italiane: l’eleganza e l’originalità. E il buon cibo, certo. Ma questa citazione riassume anche alla perfezione la metamorfosi vissuta dal club.

Un'altra immagine del Club Med di Cefalù. mix di eleganza barocca e design minimalista.

G. Qual è stata?
H.G.dE. Questo fu uno dei primi Club Med in assoluto e il primo cabane village. In pratica, le abitazioni degli ospiti erano delle capanne, i bagni erano comuni e a cielo aperto, si cenava su tavoli di legno grezzo. Nel 2006 abbiamo deciso di chiuderlo perché in mezzo secolo il mondo è cambiato. È più difficile che la gente rinunci a certe comodità e a certi agi. Oggi è uno dei due soli resort della nostra exclusive collection e, per ora, l’unico della categoria nel Mediterraneo.
G. Insomma, dallo spirito hippy al lusso sfrenato…
H.G.dE. Dipende che cosa si intende per lusso. Nel 2018 per me significa esperienza, non più ostentazione. Sono finiti i tempi in cui nell’hotellerie l’esclusività corrispondeva a monumenti di marmo e intarsi dorati. Abbiamo capito che i ricordi sono molto più preziosi dell’oro. Una vera vacanza arricchisce la memoria.
G. In ogni caso, dai bagni in comune alle dimore private con colazione in camera e al menù di Andrea Berton, il salto è notevole. Che cos’è rimasto invariato?
H.G.dE. Adattandoci ai tempi, abbiamo cambiato tutto proprio per rimanere fedeli ai cinque pilastri del Club Med: la gentilezza, la libertà, la multiculturalità, lo spirito pionieristico e la responsabilità. Essere pionieri, per esempio, significa ricercare costantemente nuove destinazioni, nuovi servizi, nuove soluzioni in linea con lo spirito del tempo, che permettano alle persone di essere felici durante il soggiorno.

La Spa firmata Carita.

G. E a proposito della responsabilità?
H.G.dE. Riguarda il nostro rapporto con l’ambiente circostante, naturale e umano. Lo studio di architettura di King Rosselli ha creato una struttura a corpi bassi in pietra e legno, che si integra con discrezione nel paesaggio e che dialoga con il palazzo settecentesco e con la chiesa di Santa Lucia. Per quanto riguarda le persone, cerchiamo di impiegare la gente del posto, inserendola in una squadra internazionale.
G. Servizi come Booking, TripAdvisor, AirBnb e le compagnie aeree low cost hanno cambiato in meglio o in peggio il turismo?
H.G.dE. Che ci siano per tutti più possibilità di viaggiare e di informarsi è di sicuro una bella cosa. Il digitale per noi dev’essere una chance. Siamo un brand globale, conosciuto perfino dal 45% dei cinesi, e in giro per il mondo abbiamo 33 siti in 14 lingue. Insomma, l’interconnessione non può che potenziare la nostra popolarità.
G. Che cos’è cambiato dopo il recente ingresso del gruppo cinese Fosun in Club Med?
H.G.dE. C’è stata una netta accelerazione. Dal 2017 stiamo aprendo cinque resort all’anno. In dicembre inaugureremo una struttura a quattro tridenti nelle Alpi francesi, il Grand Massif Samoëns-Morillon. Poi, entro la fine del 2019, Miches, nella Repubblica Dominicana; Marbella, in Spagna, e Beruwela, in Sri Lanka. La mia libertà d’iniziativa è rimasta la stessa, a maggior ragione grazie alla carica di deputy chairman di Fosun Tourism per cui gioco comunque in casa.
G. Data la sua esperienza internazionale, quali sono le peculiarità dei viaggiatori italiani?
H.G.dE. Sono sofisticati e amano i luoghi esotici. In particolare, per quanto ci riguarda, Maldive e Cancùn. E si spostano anche tre generazioni alla volta: nonni, genitori e figli.

Le ville di Finolhu sull'isola privata di Gasfinolhu alle Maldive.

G. Qual è l’essenza del viaggiatore gentiluomo secondo lei?
H.G.dE. La voglia di sperimentare. Di provare nuovi sport, nuovi cibi, nuovi mondi.
G. La formula all inclusive che voi proponete, non rischia di alienare le persone dal contesto circostante?
H.G.dE. Una volta questo era un rischio, è vero, i club tendevano a essere più isolati. Oggi le cose sono cambiate. Cerchiamo di inserirci il più possibile nella vita locale e portiamo il mondo esterno dentro le nostre strutture. Con usi, costumi, cibi, musiche e personale.
G. Quali sono le sue destinazioni preferite?
H.G.dE. Adoro sciare. Nelle Alpi, ma anche parecchio più lontano. Per esempio, amo Hokkaido, in Giappone, una delle isole con la maggiore quantità di precipitazioni nevose al mondo.
G. Che cosa non deve mai mancare nella valigia di un vero viaggiatore?
H.G.dE. Delle buone scarpe per esplorare la superficie del mondo e una buona muta per esplorarne le profondità.

Un'altra immagine di Cefalù.

  • email
  • Print
  • Facebook
  • Twitter

Lascia un commento