Passione bici

Leader | di Samantha Primati | 30 luglio 2018, 12:02

Matteo Marzotto

«La vita è come andare in bicicletta. se vuoi stare in equilibrio devi pedalare». Albert Einstein usa il mezzo più elementare per spiegare come funziona la vita. Equilibrio è proprio il tema della Maratona dles Dolomites, (delle Dolomiti in ladino, ndr) 2018, in programma il 1° luglio. La competizione ciclistica più amata da gentleman, businessman e manager come Francesco Starace, ceo di Enel main sponsor dell’evento, Fausto Pinarello, presidente di Cicli Pinarello, Vittorio Colao, top manager, e Mario Greco, ceo di Zurich Insurance, Matteo Marzotto, imprenditore, che ogni anno si danno appuntamentto a La Villa alle ore 5.30 sulla griglia di partenza. La granfondo, arrivata alla sua 32ª edizione, con 9mila iscritti, è una vera e propria festa del ciclismo «è la prima definizione che mi viene in mente» racconta a Gentleman Massimo Doris, ceo di Banca Mediolanum, «un evento che permette agli appassionati di tutto il mondo di pedalare in uno scenario mozzafiato, quelle Dolomiti patrimonio dell’umanità per un giorno totalmente libere dalle auto. Luoghi magici, capaci di rappresentare al meglio quella parola, equilibrio, a cui è dedicata l’edizione di quest’anno». A tema dell’equilibrio si affianca anche quello della sostenibilità, il progetto nobile del patron della manifestazione, Michil Costa, infatti è trasformare la gara in un evento a zero emissioni. «Abbiamo bisogno di dolcezza e di bellezza. La bellezza nasce dall’equilibrio, ma per arrivarci servono tempo, coraggio e passione». Qualità intrinseche nel ciclismo e indispensabili per affrontare in bicicletta sette passi dolomitici: Campolongo, Pordoi, Sella, Gardena, Giau, Valparola, Mür dl Giat, 138 km con 4.230 metri di dislivello, insieme a fatica e sudore, ma «tagliato il traguardo si gusta il sapore dell’impresa e della conquista. Vale nello sport come nel lavoro, per questo considero il ciclismo scuola di vita», conclude Doris.

Massimo Doris con Paolo Bettini ex ciclista professionista

Il ciclismo ha oscurato il golf ed è diventato metafora del self-improvement. Sarà per questo che piace tanto a uomini d’affari e capitani d’azienda. Pedalare, si sa, implica sforzo, impegno, concentrazione, uno strumento per ricentrare l’attività umana, senza sottrarsi alla fatica. Mente, cuore e gambe allineati. «Quando sei in sella devono essere in asse, poi, a un certo punto, la mente diventa imprescindibile. Se affronti certe sfide vai avanti solo se c’è la testa», racconta Matteo Marzotto, imprenditore e manager, appassionato di endurance. Marzotto è salito sulla sua prima bici da corsa a 14 anni. «La mia vera passione è la moto, ma il ciclismo è sempre stato uno strumento per allenarmi. Poi è diventato attivitaà sportiva quotidiana. Di Maratone dles Dolomites ne ho corse 12, credo, ed è sempre una gioia partecipare perché ritrovi gli amici in un contesto che mette tutti sullo stesso piano». Ma il ciclismo per Marzotto è anche un mezzo per coinvolgere molte persone in un grande progetto di generosità. Con il suo Bike Tour, giunto alla terza edizione, si misura in prima persona con viaggi a tappe attraverso l’Italia, per raccogliere fondi per la Fondazione ricerca fibrosi cistica, di cui è presidente. «Durante i miei Bike Tour la gioia più grande è la gente che tifa, ti accompagna per tratti e ti aspetta alla fine di una tappa, con cibo e soprattutto un sorriso».
Pedalare è anche un modo per svuotare la mente, «qui , nella campagna vicentina, tra le mie colline mi rigenero.E ho un trucco, uso Siri per appuntare le riflessioni e le soluzioni che trovo a molti problemi proprio quando sono in sella».
Pedalare è anche sinonimo di vita sana, insieme a una giusta alimentazione «che significa benessere. Mangiare bene gioca un ruolo importante nelle grandi e piccole sfide, il 50% della prestazione è legato all’alimentazione. Nello sport così come nella vita quotidiana. Tutti sono coinvolti». È di poco tempo fa la notizia che la grande crisi di Fabio Aru sul colle delle Finestre, passo alpino che collega la bassa Valle di Susa alla Val Chisone in Piemonte, durante l’ultimo Giro d’Italia, è stata causata anche da alcune intolleranze alimentari. «C’è troppa  confusione dovuta al web e si sono perse le regole base». Per questo Marzotto ha appena dato vita al progetto Formula 12. Una start up che affianca soluzioni nutrizionali, complete e bilanciate, a una filosofia del benessere. «Noi siamo quello che mangiamo, con Formula 12 vorremmo contribuire all’educazione alimentare spiegando i principi elementari. Come vengono metabolizzati proteine, carboidrati, grassi e mettendo a fuoco il ruolo dell’insulina nel processo metabolico. Niente di complicato».  D’altronde, è risaputo che Fausto Coppi era un atleta molto attento a quello che mangiava, «ma non mi chieda di scegliere tra Coppi e Bartali, semmai tra Moser e Saronni e le dico Moser!».

Linus

Presenza ormai fissa alla Maratona dles Dolomites, è Linus, all’anagrafe Pasquale Di Molfetta, direttore artistico di radio Deejay, «la maratona è una delle poche concessioni che faccio all’agonismo su due ruote. Normalmente mi piacciono poco le Gran Fondo, troppo isterismo, troppa ansia da prestazione, troppo stress. Ci sono anche nella Maratona ma più sfumate, forse per la durezza del percorso, forse per la grossa presenza di stranieri, molto meno aggressivi. E poi c’è lo scenario che è sempre di una bellezza commovente», certo pedalare su e giù per le Dolomiti in un silenzio congelato è un’emozione che dovrebbero provare tutti nella vita.
Linus ha iniziato a pedalare nel 2009, «quando le mie articolazioni cominciavano a scricchiolare dopo anni di maratone e un amico, runner come me, mi consigliò di far riposare le gambe d’estate stando, in teoria, comodamente seduto in bicicletta. Così sono passato dalla padella alla brace!». Una passione, quella per la bicicletta, che è quasi riuscita a sostituirsi a quella per la corsa a piedi.
Residente a Milano, può concedersi poche uscite. «Ci vuole tempo per uscire dalla città che non è concepita sulle esigenze di chi sta in sella. Tre uscite, due nei giorni feriali, di due o tre ore, e una nel weekend, di quattro, cinque, comunque un paio di volte alla settimana continuo ancora a correre», ma non rinuncia alla bicicletta «perché le sensazioni che ti lascia un’uscita sono bellissime, parto sempre dal confronto con la mia prima, vera, grande passione, che è la corsa. La bici permette di vedere posti altrimenti irraggiungibili, di rifiatare ogni tanto, di mangiare pedalando, di riprendersi velocemente anche dopo lo sforzo più impegnativo. E di portarti a casa gli odori che senti quando pedali lontano dalla città, la luce, mille cose».

Matteo Cassina

Matteo Cassina, proprietario di Passoni e private investor, nato e cresciuto a Como, ma residente a Londra, sempre in viaggio, si gode, in sella alla sua bici in titanio color oro, il meglio dell’Italia e dell’Inghilterra, mitici passi montani e colline dal verde intenso. Un curriculum nel mondo della finanza, da Goldman Sachs a Merrill Lynch, e una passione tramandata dal padre. La bicicletta. «Pedalare ti rigenera, non conto i meeting che ho fatto in bicicletta nella mia carriera! Il ciclismo è la soluzione di problemi che si costruisce attraverso fatica,sudore e determinazione. Quando termino il mio giro sono felice. Sempre».
Era adolescente quando ha sognato di cavalcare una Passoni, e, a quarant’anni, ha comprato insieme all’amata bicicletta anche la quota maggioritaria dell’azienda. Una realtà tutta italiana, quella di Passoni, che costruisce telai su misura in titanio dal 1988 con la cura e l’artigianalità di un sarto. Nell’atlelier alle porte di Milano si saldano tubi, si lucidano giunture e si coccolano i clienti provenienti da tutto il mondo per farsi confezionare un gioiello da cavalcare. Cassina ama le corse a tappe come il Giro d’Italia o il Tour de France, «è come se avessero il potere di spargere una polvere magica su tutto, quando il gruppo dei corridori passa, il tempo si ferma come in una cartolina», non ha mai corso una Maratona dles Dolomites ma condivide quella filosofia di sostenibilità con Michil Costa. Ha appena dato vita, con un gruppo di amici, al progetto The Virtuous Cycle, per promuovere attraverso una serie di eventi nel mondo la sostenibilità, coinvolgendo amministratori delegati e proprietari di imprese conosciuti e importanti, per esplorare i 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile promossi dalle Nazioni Unite e posti come obiettivi da raggiungere entro il 2030. Linea di partenza un Forum sul Lago di Como previsto a ottobre in occasione del Giro di Lombardia 2018.

Fausto Pinarello

Fausto Pinarello di Maratone dles Dolomites ne ha fatte 20. Una storia italiana quella di Pinarello che a 17 anni ha iniziato a lavorare in fabbrica nel reparto verniciatura, «non avevo tanta voglia di studiare a quei tempi così mio padre Giovanni mi ha detto: “bene allora lavori e cominci proprio da qui”, solo otto anni dopo ho capito che quella sarebbe stata una vera passione e il mio lavoro, e dopo 40 anni sono ancora qui. Ed è proprio tra i miei artigiani che mi sento a mio agio, tra l’odore della vernice e il rumore dell’aria compressa», una dichiarazione fatta con l’entusiasmo di un bambino a cui hanno appena regalato la prima bicicletta. La Cicli Pinarello, con 65 anni di storia, è stata acquisita nel 2016 da L Catterton, fondo di private equity partecipato da Lmvh e dal Gruppo Arnault, ma nulla è cambiato. Facce giovani e piene di entusiasmo chine su tubi in carbonio, telai e ruote. «All’inizio si sono tutti preoccupati mi chiedevano: “cosa succede? Non hai più voglia di fare biciclette?”. Non ho perso la voglia di lavorare, semplicemente ho cercato dei partner per crescere ancora». L’azienda si è posta un obiettivo ambizioso per il 2022 puntando sul mercato americano, «mi sono detto, per una volta puntiamo a vincere le corse non solo a far podio! Se gli obbiettivi sono alti male che vada, si sta sul podio!». E di podii Pinarello ne ha visti tanti facendo vincere atleti come Miguel Indurain, Jan Ullrich, Alessandro Petacchi, Mark Cavendish, Sir Bradley Wiggins e il fresco vincitore del Giro d’Italia conquistato con un numero d’altri tempi, Chris Froome. «Ma il campione di tutti i tempi rimane Eddy Merckx!», dichiara senza dubbi. Condivisione, aggregazione, sfida e solidarietà. Il potere del ciclismo è questo ed è senza tempo.
Fausto Pinarello ha fondato 22 anni fa un team di ciloamatori che si chiama Il Team, «sono presidente e ciclista», ci tiene a precisare, «c’è di tutto, dal super manager all’operaio, fino al libero professionista, indossiamo tutti la stessa maglia, non ci sono differenze di classe e stiamo tutti sulla stessa linea, operai e manager». E di manager Pinarello ne fa pedalare tanti. «Quando vengono a ritirare la loro bici li porto qui, dove si lavora, si tolgono la cravatta appoggiano la giacca su una sedia e si perdono in mezzo a questo mondo. Ogni tanto si esce per un giro sulle colline, e tutti tornano col sorriso sulle labbra. Qui si parla la stessa lingua e si parla di tutto, soprattutto di bici. Si sta bene insieme».

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