Visioni future

Leader | di Giada Barbarani | 06 agosto 2018, 15:44

Da Steve Jobs a Elon Musk, passando per intelligenza artificiale, innovazione, business e, perché no, fortuna. Ne parla Il chief evangelist Guy Kawasaki

«Non perdete di vista la vostra missione. Non abbiate paura di essere scadenti, né di cambiare idea. Fatevi domande semplici». Questi sono solo alcuni dei consigli che ha dato Guy Kawasaki dal palco del Digital Convergence Day, il primo evento europeo dedicato alla convergenza tra Social, intelligenza artificiale e Mobile, organizzato lo scorso giugno alla Bocconi di Milano da The Digital Box. Parole che richiamano alla mente quelle pronunciate da Steve Jobs nell’indimenticabile discorso a Stanford. Non a caso. Guy, infatti, ha lavorato dal 1983 al 1987 con Steve Jobs (il 1984 è l’anno della presentazione del primo Macintosh…) e di Apple è stato chief evangelist.

Che cosa significa evangelist?
Guy Kawasaki. Evangelist deriva dal greco, significa «colui che porta buone notizie». Io ero quello che portava buone notizie… Ho portato buone notizie di Apple, poi di Canva (la società che offre graphic design alla portata di tutti, ndr).

Qual è l’insegnamento di Steve Jobs che porta con sé?
G.K. Ci sono molte lezioni che ho imparato in Apple. Credo che una delle più importanti sia la consapevolezza che i tuoi clienti non saranno mai in grado di dirti come dovresti evolvere il tuo prodotto, come innovarlo. Loro potranno dirti che vogliono un prodotto più economico, migliore, più performante… Potranno dirti che desiderano un Apple II migliore, ma non ti diranno mai che vogliono un Macintosh. Apple ha avuto successo perché Steve Jobs è riuscito ad anticipare quello di cui le persone avrebbero avuto bisogno. Oppure forse ha fatto quello che voleva e poi ha convinto le persone che era ciò che anche loro desideravano…

Nel 1997 ha fondato Garage Technology, società di venture capital della Silicon Valley: innovazione e business sono due parole chiave del suo pensiero. Come si integrano?
G.K. Amo usare l’analogia delle curve: la curva del Pc, la curva degli smart device, la curva dell’ IoT… Per esempio: prima c’erano le mappe cartacee, poi quelle digitali, ora le crowd source information maps. Innovazione significa riuscire ad arrivare a creare la prossima curva e, se non ci si riesce, si ha perso.

Tra i libri che ha scritto, Rules for revolutionaries: quali caratteristiche devono avere i rivoluzionari nel 2018?
G.K. Devono avere una vision e devono essere fortunati. Se devo scegliere solo una delle due, il mio consiglio è quello di scegliere di essere fortunato: ho imparato nella mia carriera che è più importante essere fortunati che intelligenti…

Chi sono i rivoluzionari di oggi?
G.K. Probabilmente Elon Musk è la personalità più simile a Steve Jobs che esista in questo momento al mondo. Non riesco a pensare a nessun altro. Forse Richard Branson… ma certamente Elon Musk è più visionario. E amo questa sua caratteristica.

È a Milano per il Digital Convergence Day,  evento dedicato ai social, all’intelligenza artificiale e al mobile…
G.K. Fondamentale fare una premessa: la capacità intellettuale di discernere ciò che è vero e ciò che è buono, gusto artistico, estetica, semplicità. Ci vuole poi intuizione su ciò che interessa e ciò che non interessa al pubblico. L’Intelligenza Artificiale è probabilmente più un’arte che una scienza.

A intervenire sul tema anche Marco Landi, amico ed ex collega di Kawasaki in Apple, oggi presidente di The Digital Box. «Social, Ai e Mobile operano all’unisono e comunicano tra loro, dettando nuove regole orientate alla creazione di esperienze di contatto digitali necessarie al marketing aziendale per raggiungere il più ampio pubblico in breve tempo e sviluppare così il proprio business. La convergenza digitale è un fenomeno a cui ogni brand dovrebbe prestare la massima attenzione, perché significa cogliere l’opportunità di avere una visione chiara dei trend che interesseranno i prossimi anni», racconta Landi e rivolge un messaggio ai Millennials: «Devono comprendere che il mondo si sta evolvendo e ha bisogno di mobilità, di gente determinata. A noi il compito di aiutarli e guidarli ad esprimersi al meglio in un ecosistema nuovo».


«You shouldn’t forget your mission. Don’t be afraid of being faulty. Don’t be afraid of changing your mind. Ask yourselves simple questions». All suggestions by Guy Kawasaki, former Chief Evangelist of Apple. Words recalling the ones said by Steve Jobs in his famous speech at Stanford University. And it’s not a chance, since Kawasaki worked with Steve Jobs from 1983 to 1987. Now he repeats them from the stage of the Digital Convergence Day, the first European event dedicated to the confluence of Social, AI and Mobile, and organised last June at Bocconi University, in Milan, by The Digital Box. According to Kawasaki, who in 1997 founded Garage Technology – a venture capital company in the Silicon Valley – innovation and business are fundamental keywords of his thought. According to him the 2018 revolutionary men must have a vision and be lucky. Fundamental is also the intellectual capability of sorting out what is true and good, then having artistic taste, aesthetic taste, simplicity, and intuition in knowing what can or cannot interest the public. Artificial Intelligence is probably an art rather than a science. Also Marco Landi joins in on this same subject. Landi, The Digital Box chairman, is a friend and former Apple colleague of Kawasaki: «Social, AI and Mobile operate and communicate together, setting new rules to create digital contact experiences, necessary for the company marketing the reach the widest public and thus develop one’s own business». As for the Millennials, «They should understand that the world is evolving and needs mobility and resolute people. We have to help and lead them through a new ecosystem».

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