Shoe show

Moda e Tendenze | di claudio costa - illustrazione di chris burke | 08 agosto 2018, 10:59
C’È UNA VECCHISSIMA FAVOLA PORTOGHESE su una principessa che camminava sempre a piedi nudi e che aveva promesso di concedere la sua mano soltanto a chi le avesse portato un paio di scarpe perfette. Purtroppo nessuno conosceva la misura. Finché un principe convinse (dietro compenso) una delle cameriere a cospargere di talco i corridoi del palazzo. Rilevate le impronte, l’astuto pretendente vinse la sfida. Basta aggiungere la favola di Cenerentola e della sua scarpina perduta, ed ecco che l’antropologo di turno potrà scrivere un noiosissimo saggio sull’importanza delle calzature nell’immaginario femminile. Importanza risibile rispetto a quella che hanno nell’eleganza maschile di cui costituiscono le basi (metaforicamente e concretamente) essenziali. E quando si parla di calzature bespoke, il nome che svetta su tutti è quello di John Lobb in St. James Street a Londra, l’equivalente, per le estremità inferiori, delle sartorie che officiano non lontano a Savile Row. Da 150 anni, John Lobb è l’esempio perfetto della procedura classica: sulla forma di legno, in gergo last, miniscultura realizzata sulla base delle misure tridimensionali, vengono montate tomaia e suola unite dalla cucitura Goodyear ( niente a che vedere con la gomma…). Semplice? Per nulla, visto che sono richieste un centinaio di operazioni eseguite manualmente da artigiani iperspecializzati, con un’at- tesa media di sei mesi per la consegna e un prezzo oscillante sulle 4mila sterline.

Ma all’orizzonte compaiono nuove tecnologie che sembrano in grado di insidiare la metodologia classica seguita da Lobb e pochi altri calzolai europei d’alta gamma. Un brand danese, Ecco, ha messo a punto un sistema che scannerizza il piede col laser, fa passeggiare il cliente con una scarpa speciale dotata di sensori che registrano le caratteri- stiche della camminata e trasmette tutti questi dati a una stampante 3D che produce un’intersuola ad hoc. Customizzazione parziale, di certo non ancora scarpe su misura. Un po’ meglio la Design Italian Shoes di Milano: dopo aver scannerizzato il piede e scelto il modello, le misure sono trasmesse ad artigiani nelle Marche che sceglieranno i lasts che più gli si avvicinano e costruiranno la scarpa alla maniera tradizionale-manuale. Non un bespoke, ma un buon made to measure. Sì, il futuro sembra inevitabile anche per John Lobb e i suoi epigoni: ricavare direttamente quella benedetta forma lignea iniziale con frese a controllo numerico guidate dal modello del piede scannerizzato. E affidare tutto il resto (almeno per ora…) alla mano dell’uomo.

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