Piero Lissoni

Arte e Design | di ilaria de bartolomeis | 12 settembre 2018, 15:46

Piero Lissoni cura tutti gli elementi che costituiscono il modello estetico dei cantieri SanLorenzo, dagli scafi all’interior design, fino all’immagine nei Saloni nautici

Steve Jobs amava Le Corbusier, ma aveva arredato il living della sua casa con i divani disegnati da Piero Lissoni, forse perché il designer italiano è uno dei pochi a essere riuscito a interpretare in chiave contemporanea quel pensiero razionalista d’inizio ’900. Le forme sono essenziali, le linee leggere, la funzione è determinante quanto l’estetica. A questi fondamenti d’ispirazione modernista, Lissoni ha aggiunto una componente decisamente attuale: l’esperienza tattile delle superfici. Architetto e designer, affianca l’attività progettuale con quella di art director. In questo ruolo ha definito l’immagine di aziende, come Cassina, De Padova e SanLorenzo, primo cantiere nautico italiano ad aver fatto del design il proprio emblema distintivo, al punto di ritenere necessario nominare un direttore creativo.
Oggi la nautica è diventata un comparto del design, vincendo premi prestigiosi come il Compasso d’oro…
Da tempo la nautica ha a che fare con il design, basti pensare alle linee degli scafi che negli anni hanno raggiunto forme esasperate ed estreme. L’incursione del design in questo settore non ha riguardato solo il corpo di questi oggetti galleggianti, ma anche i materiali utilizzati che hanno una componente tecnologica molto avanzata. Oggi, il tema è più evidente perché interessa gli interni e per questo motivo è più vicino a un linguaggio universalmente riconosciuto.
Quindi possiamo dire che la nautica sta conoscendo una nuova epoca?
Certe raffinatezze stilistiche e di arredo erano già presenti nei progetti delle barche degli anni 50 e 60, forse stiamo tornando a citare quei tempi attraverso un linguaggio contemporaneo.
Lei è stato nominato direttore creativo dei Cantieri SanLorenzo. Qual è il suo compito?
Sono come l’ideologo di Stalin: faccio in modo che ci sia coerenza fra tutti gli elementi che costituiscono il modello estetico dell’azienda, dagli scafi all’interior design, dall’immagine nei saloni nautici, fino ai materiali per la stampa. In sostanza, porto in questo settore un sapere che ho maturato nell’ambito dell’home design.

Ha appena debuttato al Salone di Cannes il SanLorenzo SX76: gli interni portano la firma di Piero Lissoni

Attraverso la casa ha portato anche un diverso concetto di spazio?
SanLorenzo già molti anni fa aveva iniziato a pensare in questa direzione, io sto solo enfatizzando tale pensiero.
Lei è un outsider rispetto al settore della nautica. Quali sono i vantaggi?
Sono molto più che un outsider, sono un clandestino a bordo di questo mondo e ci sono entrato dalla porta di servizio: questo mi permette di approcciarmi alla nautica in maniera disincantata, prendendo facilmente le distanze da una certa scuola anglosassone in cui regna l’eccesso di décor e di materiali impegnativi dal punto di vista estetico.
Niente più yacht in stile ammiraglio Nelson?
Per carità, nel 2018 è obsoleto pensare a quei canoni estetici. Quando prendo in mano il progetto di un barca faccio semplicemente l’architetto, che poi è il mio lavoro.
Che cosa vuol dire?    
Significa abbandonare l’idea di interior decoration per pensare allo spazio e all’interazione degli individui con esso, appunto. Lo spazio deve essere trattato in modo molto serio per far sì che riesca a instaurare una relazione profonda con le persone che ne usufruiranno.
Per esempio?
Oggi le abitudini di vita delle persone sono cambiate e in un certo senso il tema dello spreco è imprescindibile. Per questo, lavoro su una riduzione radicale del numero delle cabine e sull’eliminazione totale dei corridoi a favore degli ambienti comuni e open air, perché sono quelli più utilizzati nella vita in barca.

L'interno del SanLorenzo SX88: l'architetto Lissoni ha creato un open space cha va da poppa a prua, che comprende living, zona pranzo e cucina a vista.

È quel che ha fatto sul San Lorenzo SX88.
Sì, ho svuotato completamente gli interni e creato un open space che va da poppa a prua, che ospita living, zona pranzo e cucina a vista. Questo è il risultato di un processo creativo iniziato anni fa, quando ho lavorato sulla definizione degli spazi di Ghost del cantiere olandese Vitters e di Tribù, il 50 metri di Luciano Benetton.
Perché oggi la nautica di lusso sceglie elementi d’arredo provenienti dall’home design?
Perché sono  migliori di quelli realizzati appositamente per le barche. Disegnare una barca è come progettare un edificio. Il campo d’azione è decisamente ampio e complesso: si tratta di un insieme di campi progettuali molto diversi fra di loro, in una scala che va dal macro al micro. Ognuno di questi ambiti dev’essere pensato nel dettaglio e nello stesso tempo entrare in sintonia con gli altri. L’unica strada per ottenere un buon risultato è quella di tenere separati i settori della progettazione: non si possono creare punti di rigidità con elementi d’arredo che diventano parti strutturali dell’oggetto galleggiante. L’abbiamo imparato in architettura dal movimento moderno e adesso l’applichiamo alla nautica.
La barca diventa una casa?
No, perché ha caratteristiche intrinseche completamente diverse e questo dev’essere ben chiaro in fase di progettazione. La vita di bordo è prevalentemente all’aria aperta, quindi gli spazi outdoor sono quasi più importanti degli interni. Poi, è un contenitore dinamico, sempre in movimento e questo ha una conseguenza straordinaria: lo scenario cambia continuamente.

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