West end

Viaggi e Sapori | di claudio costa - illustrazione di chris burke | 13 settembre 2018, 15:19

In pochi anni il Portogallo, da paese dimenticato alla periferia d’Europa, è diventato una meta irresistibilmente trendy. Con un solo rischio: l’eccesso di successo

Veronica Ciccone, in arte Madonna, ha comprato Palácio  Ramalhete, già appartenuto al duca di Palmela dichiarando che «l’energia del Portogallo mi ispira, qui mi sento più viva e creativa» e frequenta i locali di fado, mentre il figlio David gioca nella giovanile del Benfica. Giancarlo Giammetti e Valentino Garavani hanno dato una grande e riservatissima festa di compleanno al Palazzo Marquês de la Fronteira. L’Aga Khan ha deciso di spostare a Lisbona, nel Palacete Mendonça, la sede centrale religiosa, politica ed economica degli ismaeliti (15 milioni di seguaci, un patrimonio che rende 3,5 miliardi di euro l’anno). L’avenida da Libertade non è certo paragonabile alla quinta Avenue o al Faubourg Saint-Honoré, ma le grandi griffe del lusso internazionale corrono qui ad aprire nuove boutique.


Superato lo stereotipo di baccalà, pastel de nata e sardine, le stelle Michelin (massimo due) stanno premiando una ventina di ristoranti lusitani. E, per il secondo anno consecutivo, i World Travel Awards hanno incoronato il Portogallo come migliore destinazione d’Europa, più un’altra trentina di primati, dalla migliore isola (Madera) alle migliori spiagge (Algarve). Sono notizie alla rinfusa che sempre più fanno ripetere ai media portoghesi l’orgogliosissimo mantra «Lisboa está na moda, Portugal está na moda», chiedendosi loro stessi, un po’ stupiti, il perché di un fascino che attrae circa 22 milioni di turisti l’anno (2 per abitante). La bella dormentata sulla costa dell’Atlantico, frequentata in passato quasi soltanto da golfisti e surfisti accaniti, è stata risvegliata dal bacio del successo.

Purtroppo il rovescio della medaglia è la saturazione del Paese, specialmente nell’area di Lisbona. Infinite code e torme di backpacker dovunque. A cominciare dall’aeroporto sottodimensionato (49 milioni di passeggeri l’anno e solo due piste), sino a tutti i landmark della città, dalla Torre manuelina di Belém alla statua di Fernando Pessoa fuori dello storico Caffè Brasileira. I vecchi quartieri pittoreschi di Alfama o Mouraria stanno perdendo identità, espellono gli indigeni per trasformarsi in hotel di design e b&b. Ascoltare del fado autentico e popolare è diventata un’impresa. Inevitabilmente una certa turismofobia strisciante, analoga a quella di Barcellona o Venezia, sta percorrendo la città e dintorni. È il rischio dell’eccesso di successo. Il Portogallo, con la sua grazia fragile e riservata, un po’ rurale un po’ aristocratica, era ed è ancora quel «giardino coltivato sull’orlo del mare» cantato dal poeta nazionale Tomás Ribero. Ma nei giardini troppo affollati, purtroppo, si rischia di calpestare i fiori…

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