MiArt

Arte e Design | di roberta olcese | 01 aprile 2019, 09:41

La Milano Art Week è il labirinto del collezionista, un’occasione unica per scoprire il lato artistico della città. Miart, la fiera di arte moderna e contemporanea curata da Alessandro Rabotti a FieraMilanocity dal 5 al 7 aprile, riunisce in pochi giorni 185 gallerie internazionali, di cui il 40% straniere. Le new entry confermano le aspettative: da Cabinet di Londra a Marian Goodman di New York, alla Hauser and Wirth, la multinazionale svizzera che gestisce gli archivi di Piero Manzoni, Fausto Melotti e del contemporaneo Roberto Cuoghi.


Il segreto? Milano non è una cattedrale nel deserto. Il collezionista scopre la città attraverso mostre ed eventi collaterali. ICA, il nuovo Istituto di Arte Contemporanea in zona Ripamonti, ospita la prima mostra personale di Hans Josephsohn (fino al 2 giugno). Il contrasto dell’ex edificio industriale con la vicina Fondazione Prada è evidente. Negli spazi della fondazione, dal 6 aprile al 5 agosto, è presente l’installazione multimediale Whether Line, realizzata da Lizzie Fitch e Ryan Trecartin, che indaga il concetto di nuova terra promessa.
Dal 2 al 14 aprile, la Fondazione Nicola Trussardi presenta A Friend: un’imponente installazione concepita appositamente per i due caselli daziari di Porta Venezia dall’artista ghanese Ibrahim Mahama, a cura di Massimiliano Gioni.
Da non perdere, il 5 aprile, al PAC, la performance Al di là di dell’artista italo-brasiliana Anna Maria Maiolino insieme a Gaya Rachel, per celebrare la retrospettiva O amor se faz revolucionário, una selezione di oltre 300 opere (la mostra è aperta fino al 9 giugno).

Sheela Gowda è, invece, protagonist all’Hangar Bicocca, dove è già aperta la personale di Giorgio Andreotta Calò. Per concludere la settimana milanese dell’arte, alla Fondazione Stelline, Demetrio Paparoni fa rileggere ad alcuni importanti artisti il dipinto più iconico della cultura occidentale nella grande mostra  L’Ultima Cena dopo Leonardo (dal 2 aprile al 30 giugno).

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