Antonio Manzini

Leader | di Stefania cubello | 02 maggio 2019, 17:08

«Volevo solo parlare di un uomo normale, di un essere umano con le debolezze che tutti noi possiamo avere. Un antieroe con i suoi lati oscuri, e acciacchi. I supereroi non esistono».

© KIKKA TOMMASI -

Con il suo Rocco Schiavone, il vicequestore trasteverino trasferito per punizione ad Aosta, Antonio Manzini ha creato un caso letterario nel mondo del noir italiano. Il suo primo romanzo con protagonista il detective, per fama secondo solo a Montalbano, Pista nera (Sellerio), è del 2013. Dieci capitoli dopo, di cui Rien ne va plus è l’ultimo pubblicato, l’autore romano, classe 1964, continua ad aggiudicarsi le vette delle classifiche letterarie. Il successo del suo personaggio è tale per cui la Rai ne ha fatto una serie tv, con Schiavone interpretato da Marco Giallini e l’amata Marina da Isabella Ragonese. Prima di dedicarsi alla scrittura, Antonio Manzini ha lavorato come attore per teatro, cinema e tv: da Vento di ponente a Tutta colpa di Freud, e come sceneggiatore (Come Dio comanda). «Dopo 25 anni di carriera artistica, sentivo che si era chiuso un ciclo. Ho iniziato a scrivere di questo personaggio, senza pensare che un giorno sarebbe diventato così famoso», dice. Carattere riservato e battuta sarcastica sempre pronta, Antonio Manzini conquista anche per le sue passioni. Di cui qui ne racconta alcune.

Aspettando Godot: insieme al Riccardo III di Shakespeare sono i testi che ho recitato a teatro e che porterò sempre con me. Non li rifarei, anche perché sono dodici anni che non calco le scene. Recitare a teatro è come allenarsi in palestra, una volta che smetti non recuperi più. Però questi testi sono quelli che mi hanno trasmesso la forza della narrazione, del teatro. La bellezza dell’inesistente che invece esiste, la potenza della lingua, quando la sai usare.

Poggio Ameno: è il quartiere di Roma dove sono nato, vicino all’Eur. Qui ho trascorso i primi dieci anni della mia vita. Li ricordo come i più belli. È il luogo dove torno spesso con il cuore e con i ricordi. L’altro luogo della memoria e del cuore è la casa materna in Abruzzo. Non mi affeziono molto ai posti e agli oggetti, ma questi due luoghi sono quelli che mi appartengono, che sento miei. In genere provo attaccamento solo per le persone che amo profondamente.

 

Delitto e castigo: adoro gli autori russi e Dostoevskij è quello che preferisco, anche il suo Fratelli Karamazov. Ma ci sono anche Guerra e pace e Sonata a Kreutzer di Tolstoj e molti altri. La letteratura russa ha prodotto romanzi di altissimo livello che nessun altro essere umano ha saputo eguagliare. Gli autori russi sono inarrivabili.

 

L’armata Brancaleone: amo tutti i film di Monicelli, in particolare L’armata Brancaleone e La grande guerra. Trovo che siano due capisaldi della cinematografia mondiale, non solo italiana. A questi aggiungo Frankenstein Junior di Mel Brooks e Vertigo di Hitchcock. Sono opere meravigliose, esilaranti e drammatici allo stesso tempo, tranne Frankenstein Junior ovviamente.

 

James Ellroy: a dispetto di quanto si potrebbe credere, non sono un grande lettore di noir. Sono rimasto ai classici. Mi piace e ho letto ad esempio molto i libri di Ellroy. E i maestri dell’hard boiled come Richard Matheson e Raymond Chandler. Gli autori europei che mi hanno insegnato più di altri sono Simenon e Jean Claude Izzo, la trilogia.

I miei cani: ne ho sei, ricordo il nome di tutti anche di quelli che non ci sono più. Li amo perché sono delle creature speciali. Prima di tutto sono degli scudi, proteggono le persone che amano da tutte le negatività e i pericoli. E poi sono amore allo stato puro. Ti danno amore senza mai chiedere niente in cambio. L’ultimo che ho preso è un setter irlandese, Penny. Poi ho un bracco italiano e quattro meticci.

 

Edward Hopper: amo la pittura e l’arte. L’arte moderna però, non la contemporanea: che trovo noiosa, è diventata più oggetto di arredamento. L’arte per me è altro. Se potessi, comprerei quadri di Edward Hopper, Cézanne, Francis Bacon e Lucian Freud.

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