Nureyev

Cultura e Spettacolo | di ilaria danieli | 29 giugno 2019, 11:25

L’arte, I vizi e I tormenti del grande danzatore e coreografo russo tornano a vivere sui media e sul palco scaligero

Il piccolo tataro volante è tornato: mai come in questi giorni si parla e si parlerà di Rudolf Nureyev, il celebre e irregolare ballerino e coreografo che ha reso la danza maschile protagonista della scena internazionale: fenomeni come Michail Baryšnikov o Roberto Bolle non sarebbero mai esplosi senza la precedente fama di Nureyev. Fu lui infatti il primo espatriato famoso, sfuggito in modo rocambolesco alla sorveglianza del Kgb all’aeroporto di Parigi dove la compagnia del Kirov di San Pietroburgo si stava imbarcando per rientrare da una tournée in Europa. Chiesto asilo politico alla Francia, il danzatore non poté più rivedere la patria per lunghissimo tempo. Tornò solo a salutare sua madre, per l’ultima volta, nel 1987, grazie a uno speciale permesso concessogli dal neopresidente Michail Gorbačëv.

Rudolf Nureyev, nel 1966, Bella addormentata. @ErioPiccagliani

Da Parigi, nell’arco di qualche anno, Nureyev venne scritturato da varie compagnie internazionali, divenne una stella a Londra in virtù delle sue eccezionali doti di presenza scenica, elevazione e precisione tecnica e lavorò a lungo anche per il Teatro alla Scala di Milano, creando le nuove coreografie di alcuni balletti classici in repertorio ancora oggi, tra i quali La Bella Addormentata nel Bosco che sarà in scena dal 26 giugno al 9 luglio con i meravigliosi costume del premio Oscar Franca Squarciapino (firmati per la Scala nel 1993).

La leggenda del tataro volante (chiamato così per i suoi eccezionali salti), ricca di aneddoti eccessivi come tutta la sua vita, dalla nascita poverissima e gelida su un vagone della Transiberiana all’acquisto di un’ intera isola italiana (Li Galli, vicino a Positano), dai lussi al limite della perversione fino alla morte per consunzione e Aids, sono anche raccontati dal libro di Julie Kavanagh uscito in Italia il 27 giugno (edizioni La nave di Teseo, 23 euro) contemporaneamente al debutto nelle sale del film The white crow, basato sul ritratto che ne fa la scrittrice, per la regia di Ralph Fiennes.

Il regista Ralph Finnies.

Se tuttavia libro e film fanno leva sull’eccentricità del personaggio, pubblico e privato, il balletto allestito dal teatro scaligero ne mette a fuoco il valore artistico, perché la Bella di Nureyev è considerata un gioiello tersicoreo che combina la migliore tradizione russa con il dinamismo e la modernità di una rilettura occidentale contemporanea. Affrontando come coreografo questo titolo, Nureyev seppe mantenere la purezza accademica della struttura originale di Petipa (datata 1890, su musiche di Čajkovskij), così come l’aveva appresa al Kirov di San Pietroburgo, ma con un respiro teatrale e drammatico nuovo, una forte motivazione interiore e notevoli libertà interpretative rispetto all’originale, confezionando una Bella in grado di rivelare tutte le inedite e quindi ancora inespresse sfumature psicologiche dei personaggi.

Polina Semionova e Timofej Andrijashenko.

Il cast prevede nel ruolo della principessa Aurora le stelle ospiti Polina Semionova, prima ballerina al Teatro dell’Opera di Stato di Berlino, e Svetlana Zacharova, prima ballerina assoluta del Teatro Bol’šoj di Mosca, che danzeranno entrambe con Timofej Andrijashenko, alternandosi con le danzatrici della Scala Nicoletta Manni e Martina Arduino: il balletto inoltre darà modo a tutta la compagnia scaligera di valorizzare le proprie doti. La direzione dell’orchestra sarà, invece, affidata alla bacchetta di Felix Korobov. Per informazioni: www.teatroallascala.org

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