Piloti del tempo

Motori | di Paolo De Vecchi - Gentleman | 03 settembre 2019, 10:04

Un movimento cronografica all’avanguardia per via di un oscillatore talmente piccolo da poter essere montato su un orologio da polso, per via di un oscillatore talmente piccolo da poter essere montato su un orologio da polso, cosa cui oggi siamo abituati, ma che all’epoca era una vera novità». Con queste parole, un mito del mondo dell’orologeria e di quello delle corse, Jack Heuer, racconta un mondo leggendario e pionieristico che, per lui, e non solo, festeggia i 50 anni. Era il 3 marzo 1969, infatti, quando, con la conferenza stampa in simultanea tra Ginevra e New York, veniva presentato il Monaco Heur, orologio innovativo e anticonvenzionale sotto tutti i punti di vista, dal nome evocativo (riferito al circuito di Formula 1 dell’omonimo Principato) e legato per sempre all’indimenticabile Steve McQueen, che lo indossò durante le riprese del fi lm Le 24 Ore di Le Mans. Una passione, quella peril mondo delle quattro ruote, che ha radici profonde. Il signor Jack Heuer, diretto discendentedel fondatore della maison elvetica Heuer e, oggi, ottantasettenne, presidente onorario di Tag Heuer, il marchio nato nel 1985 dalla fusione della maison elvetica d’orologeria con il brand lussemburghese TAG-Techniques d’Avant Garde, parte del gruppo del lusso Lvmh, fu tra i primi,infatti, a legare l’orologeria al mondo delle corse. Iniziò con segnatempo da cruscotto, come l’Autavia, e nomi evocativi, come il Monaco, per l’appunto, e il Carrera, riferiti rispettivamente al famoso Gran Premio di Montecarlo e all’estenuante gara di regolarità Carrera Panamericana Mexico. Ma anche con operazioni d’immagine, rendendo Heuer il primo cronometrista ufficiale della Scuderia Ferrari (oggi, per stare al passo con i tempi, Tag Heuer è cronometrista e sponsor uffi ciale, nonché partner fondatore, del Campionato Fia Formula E) e promuovendo la sponsorizzazione del pilota Jo Siffert, un campione di endurance le cui gesta furono celebrate da Steve McQueen, al volante di una Porsche 917, nel fi lm Le 24 Ore di Le Mans del 1971.

«Eravamo davvero eccitati all’idea di portarei nostri strumenti, non solo cronografi da polso, ma anche cronometri e contasecondi di bordo, sulla scena di un fi lm del genere», racconta Jack Heuer, ricordando quel periodo. «Steve McQueen era una star di Hollywood e il solo fatto che abbia indossato sul grande schermo uno dei nostri modelli, è qualcosa di cui andiamo orgogliosi ancora oggi in realtà. Purtroppo non l’ho mai incontrato di persona, era in pausa proprio il giorno in cui mi recai sul set. Fu un nostro orologiaio di fi ducia che si occupò dei segnatempo Heuer, ma questa è una storia a parte…». Ma com’è nato un segnatempo che ancora oggi è considerato un’icona? «Volevo dare vita a un modello il cui design fosse un perfetto complemento alla tecnologia del Calibro 11. Uno dei nostrifornitori di casse ce ne presentò una quadrata, impermeabile e appena brevettata. Nell’attimo in cui la vidi, seppi subito che era quella giusta per il mio intento», spiega Heuer. E così, mezzo secolo fa, è nato il Monaco, che da subito si è distinto per la forma , una cassa quadrata e a tenuta stagna fi no ad allora utilizzata solo su modelli eleganti, visto che non era facile ottenerne l’impermeabilità, problema che precludeva ogni utilizzo sportivo e bianco su fondo blu e la corona a sinistra; per le indicazioni in rosso che, oltre a caratterizzare fortemente l’orologio, rendeva il quadrante di facile e immediata leggibilità e, infi ne, per la corona a sinistra , facendo diventare più manovrabili i pulsanti cronografi ci per registrare i tempi brevi come quelli di una competizione . Una serie di aspetti funzionali che hanno molto infl uito sull’estetica dell’orologio, rendendolo un modello anticonvenzionale, in un mondo come quello degli anni 70 che in tutti i campi, dal design alla musica, passando per l’arte e la cultura, cercava di infrangere le regole del conformismo. Per celebrare l’anniversario, la maison ha realizzato 5 serie limitate a 169 esemplari, ciascuna connotata dalle peculiarità estetiche di un singolo decennio 1969/2019, che si affi ancano alla produzione normalmente in commercio, molto simile all’originale nell’estetica, ovviamente aggiornata dal punto di vista tecnico e dell’affi dabilità rispetto all’originale di mezzo secolo fa.

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