Art Ruinart

Viaggi e Sapori | di Enrico Dal Buono | 17 dicembre 2019, 11:39

Ruinart, la piu’ antica maison di Champagne al mondo, per scandire i dieci anni che la separano dal trecentenario ha commissionato un’opera d’arte che unisce la terra alle nuove tecnologie. E ogni anno ci sara’ una nuova creazione

A trenta metri di profondità, in un antro cavernoso, penetra qualche raggio da un pozzo di luce là in alto. La temperatura è di 11 gradi costanti, l’umidità al 98%. Le pareti buie sono umide di condensa. Nel centro della grotta, una struttura metallica da cui pendono delle lanterne illuminate a intermittenza. A ogni lampo, la struttura sembra diversa: ora è lo scheletro di un dinosauro, ora un enorme aracnide, ora una costellazione di triangoli, ora un intrico di radici. I bagliori sono accompagnati da altrettanti suoni, gocce che cadono su una superficie sonora.
È questa Retour aux sources (ritorno alle radici), l’opera d’arte del duo di artisti concettuali Mouawad Laurier commissionata da Ruinart e svelata il 18 settembre. È il primo rintocco del conto alla rovescia per il tricentenario della più antica maison di Champagne del mondo, fondata nel settembre 1729. Da quest’anno, per dieci anni, il marchio di LVMH scandirà l’avvicinamento alla cifra tre volte rotonda con una diversa creazione. Il legame tra Ruinart e arte risale almeno alla collaborazione con la stella dell’Art nouveau Alphonse Mucha e oggi assume forme varie e articolate. In questo caso la maison ha chiesto al duo di cimentarsi in una prova di equilibrismo: tenere insieme le radici ataviche, che affondano nella terra delle Ardenne, e l’intelligenza artificiale, diretta ai cieli inesplorati del futuro. Tutto questo per concentrarsi sul momento della scelta, e cioè sul presente. Perché il tema portante del conto alla rovescia è la sostenibilità. Ruinart, che tra le altre cose ha già lanciato gli eco-design packaging per le spedizioni, punta a diventare lo Champagne più responsabile del pianeta.


«L’ispirazione c’è venuta dai libri che parlano dell’intelligenza delle piante», dice l’artista Maya Mouawad. «Per lo più le consideriamo oggetti, mentre hanno una loro sensibilità, un loro modo di muoversi e di decidere. E costituiscono il 99% della biomassa del pianeta. L’opera richiama quindi da un lato le radici, dall’altro le neuro-connessioni. Un cervello lampeggiante nell’abisso di un mondo sotterraneo sedimentato nei secoli, nel buio di queste cantine che un tempo erano piene d’oceano». Cantine che, uniche tra quelle di Champagne, dal 2015 sono Patrimonio Unesco.
Retour aux sources è in grado di percepire il mondo intorno a sé. Rileva in tempo reale i dati climatici e ambientali, i venti e le temperature, le fasi della maturazione dei grappoli e della vinificazione. E esprime tutto ciò attraverso variazioni nelle luci e nei suoni. Il sodale di Mouawad, Cyril Laurier, dice: «L’intelligenza artificiale è controversa. Aiuta gli esseri umani a ottimizzare i processi. Inseguendo questa ottimizzazione, però, gli stessi esseri umani si stanno robotizzando. Eppure si può inoculare anche nei robot qualcosa di umano, che gli faccia avere una memoria, che li colleghi al mondo esterno, alla natura e alle persone».
E Frédéric Dufour, presidente di Runiart, spiega: «Normalmente nello Champagne cerchiamo di nascondere le macchine. In realtà, il nostro lavoro è obiettivamente una combinazione tra lavoro manuale e automatico. Non si è più naturali coprendo le macchine con un telone».

Nella regione, il 2019 è stato abbastanza freddo fin alle ultime due settimane d’agosto: torride. Ruinart, che possiede anche i vigneti di Sillery, sul rilievo più alto dei dintorni di Reims, ha perso il 15, 20% dell’uva. Altre cantine, molto di più. Durante la vendemmia alcuni grappoli sembravano grumi di uva passa. «Credo che sarà un’annata di quantità limitata ma di buona qualità. Tuttavia, chi può dirlo?», si chiede lo chef de cave di Ruinart, Frédéric Panaïotis. «Nessuno. È la natura che decide. Noi possiamo solo agire di conseguenza, adattarci, addomesticarla. Gli inverni sono più caldi rispetto a una volta, il frutto matura prima, così le gelate primaverili possono essere fatali. Tutti questi non sono fenomeni che si verificano all’improvviso, cambiamenti netti da un anno all’altro, ma tendenze che dobbiamo cercare di contrastare. Anche sensibilizzando l’opinione pubblica con progetti come Retour aux sources».

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