In vetta

Leader | di enrico dal buono | 07 gennaio 2020, 11:18

Il senso della montagna? Tornare a casa. Così a Plan de Corones, in Alto Adige, Reinhold Messner ha fondato il museo dell’Alpinismo. E a pochi metri, lo chef stellato Norbert Niederkofler ha inaugurato un ristorante alpino

In montagna i codici della civiltà sono sospesi e la legge non è più quella della morale umana, ma quell’altra, inappellabile, della natura. «E allora, nel Messner Mountain Museum di Plan de Corones, raccontiamo l’epopea dell’alpinismo tradizionale senza esprimere giudizi sugli scalatori né sulle singole imprese», dice Reinhold Messner, che tra le altre cose è stato il primo uomo a conquistare l’Everest senza ossigeno ausiliario. Lo spazio ripercorre, tra trionfi e tragedie, la plurisecolare evoluzione della disciplina. «In questo luogo del silenzio e della decelerazione mostriamo per contrasto come la forma di arrampicata oggi più diffusa, cioè quella praticata nelle palestre, sia certamente un bellissimo sport, per carità, che però non ha nulla a che fare col vero alpinismo». Analogamente, le file di persone che risalgono l’Everest e il K2 incanalate in percorsi prestabiliti, secondo l’altoatesino, non sono composte da alpinisti, ma da turisti. Rispettare l’assoluta alterità della montagna significa pure evitare di appesantirla con architetture invasive.

Così il progetto del museo, commissionato da Skirama Plan de Corones e firmato dall’archistar Zaha Adid, incrina la linea delle rocce appena con un naso, il balcone da cui inspirare l’aria delle vette, e con due occhi. «Una finestra guarda verso il Gruppo delle Odle, dove scalai per la prima volta, e l’altra verso il Monte Cavallo, dove feci il passaggio più difficile della mia carriera». Ma dalla vedetta di Plan de Corones si notano anche le cime della Lombardia, del Trentino, del Bellunese, della Marmolada, della Val Pusteria, dell’Austria. «Se il panorama è già di per sé una narrazione visiva di ciò che sono complessivamente le Alpi, credo che questo territorio possa essere raccontato anche attraverso gli altri sensi. Dal tatto dell’alpinismo e dei suoi appoggi, fino al gusto e all’olfatto di un buon bicchiere di vino locale e della nostra cucina tipica».
E dunque, dall’altro lato del Plan, gli fa eco uno chef, Norbert Niederkofler, che nel 2017 ha ottenuto la terza stella Michelin per il suo lavoro nel ristorante St. Hubertus di San Cassiano, in Alta Badia. «Quando l’azienda delle funivie mi propose di aprire il mio nuovo locale a 2265 metri ho accettato a maggior ragione perché mi hanno consentito di immaginarlo con il design che preferivo. L’architettura che l’eco-designer e artista Martino Gamper ha pensato per il rifugio Aplinn è quindi un riflesso in legno e vetro del museo di Messner». I rivestimenti dell’edificio, una palafitta a strapiombo sui crepacci inaugurata a fine 2018, sono in calcestruzzo fibrorinforzato, plasmabile all’occorrenza nelle forme più bizzarre, nonostante i volumi contenuti. Mentre il legno dei pavimenti e le geometrie degli spazi sono stati pensati anche per agevolare gli spostamenti in scarponi da sci.

«Questa è la mia terra: sono nato in Valle Aurina e ho sempre sciato nel comprensorio di Plan de Corones. Dopo 15 anni all’estero, passando per la splendida avventura in Val Badia, dove sono ancora presente nell’albergo della famiglia Pizzinini, oggi sono davvero tornato a casa». Per il cuoco, tornare a casa significa anche proseguire nella rimozione di ogni ingrediente extra-alpino, iniziata nel 2008 con l’invenzione del concetto di Cook the Mountain. «Via il foie gras e il pesce di mare, via gli agrumi e l’olio d’oliva». Oggi l’AlpiNN, che confina col museo della fotografia Lumen e all’esterno offre divani su cui prendere il sole tra una sciata e l’altra, si rifornisce da 50 produttori locali, sostiene tutta la filiera, appoggia i metodi di coltivazione naturale e per i suoi piati utilizza 500 verdure autoctone.


«Acquistiamo i capi animali interi per eliminare gli sprechi. Per intenderci, serviamo sia i filetti sia le costicine». Ed ecco le tecniche tradizionali, come marinature e fermentazioni. Ecco i burri e la verza, i formaggi e il radicchio, le patate, il maiale, le rape. Non si tratta di sciovinismo alpino, dato che per la filosofia dello chef lo stesso concetto è declinabile in ogni specificità territoriale: dai mari alle pianure, dalle lagune alle colline.
Tuttavia, grazie a Messner e Niederkofler, Plan de Corones è diventato il luogo in cui la montagna più pura, orgogliosamente aliena e irriducibile, si specchia in se stessa.

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