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Viaggi e Sapori | di giada barbarani | 08 gennaio 2020, 12:14

Cortina, Courmayeur e Sainkt Moritz: le tre località più glamour dove sciare e trascorrere le vacanze

Ci sono dei luoghi che non hanno bisogno di troppe presentazioni, dal forte richiamo evocativo, carichi di miti. Basta nominarli per far venire in mente una suggestione, un film, un personaggio, un evento. Gentleman ha scelto tre località di montagna iconiche e per ognuna ha selezionato gli indirizzi migliori, tra i grandi classici e le novità.

Cortina, la regina delle Dolomiti, è la snob. La montagna scelta da scrittori, qui erano di casa Ernest Hemingway, Dino Buzzati e Leonardo Sciascia; e da imprenditori, da Leonardo Mondadori ai Barilla e ai Benetton, si conferma da decenni come l’indirizzo preferito dall’elite italiana. Il salotto buono si trova qui: tra le vie del centro per una passeggiata, al bancone della pasticceria Lovat, per una cioccolata calda e per i krapfen ripieni di marmellata; tra gli scaffali della Cooperativa, il grande magazzino più chic del Veneto; sulle seggiovie per raggiungere le meravigliose piste, una su tutte l’Olimpia delle Tofane, dove, dal 1956, anno in cui si sono disputate le prime Olimpiadi invernali, ogni anno si sfidano i campioni (a marzo ci saranno le finali di Coppa del Mondo, e, nel 2026, le gare di sci alpino femminile valide per i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina).

Da mettere in carnet gli immancabili indirizzi classici, come l’Hotel de la Poste, must to be per l’aperitivo serale (da non perdere il Puccini, realizzato con Martini e Prosecco, da abbinare ai tostini fritti con formaggio e prosciutto, e alle irrinunciabili patatine), Villa Oretta, per una cena tradizionale cortinese (da non perdere anche la polenta con baccalà), Beppe Sello, ai piedi delle Tofane, in voga dagli anni 60, per un viaggio culinario attraverso le varie regioni italiane e non solo, il Bar Sport, per una grappa. E poi: lo storico Sci Club 18, riservato solo ai soci, per un lunch a buffet per chi arriva con gli sci ai piedi o con servizio al tavolo, dove vengono organizzate anche cene e feste private; e, sempre rimanendo sulle piste, il Pomedes, sulle Tofane, e la Capanna Tondi, sul Monte Faloria, due rifugi imperdibili.

Come lo è il ristorante Sam Brite, in mezzo al bosco, dove la cucina tradizionale di montagna si sposa con innovazione, ricerca e sperimentazione, ma, soprattutto, con i prodotti caseari prodotti in loco e venduti nella latteria Piccole Brite. Cortina si conferma una destinazione top anche per i giovani. Facile vederli all’Enoteca all’après ski con i maestri a mangiare tramezzini multigusto (tra i più richiesti quello con uova e asparagi) e bere un fragolino, a Villa Sandi-Bottega del Vino o all’LP26 all’ora dell’aperitivo (nella foto sopra). E poi a ballare al Cashmere Bilbò, al Belvedere e al Vip (dopo i 18 anni!).

St. Moritz, nel cuore dell’Engadina, è la più glamour. Tanto da avere registrato il nome (nel 1986) , il logo (l’iconico sole giallo che sorride nel 1937) e lo slogan (St. Moritz Top of the world). Sinonimo di lusso (qui si trovano le boutique dei brand più importanti), sport (non solo i 350 chilometri di piste, ma anche polo, yoga in alta quota, golf, curling, kite-surfer sul lago ghiacciato…), relax (dal benessere alla gola, con ristoranti stellati e il Gourmet Festival dal 31 gennaio all’8 febbraio), arte (dal museo dedicato a Giovanni Segantini che aveva scelto St. Mortiz come luogo di villeggiatura a Nomad, la fiera dedicata al design da collezione, il secondo weekend di febbraio, alle numerose gallerie), St. Moritz è il rifugio dell’aristocrazia europea e dei rampolli di tutto il mondo.

Sembra che qui le cose non siano molto cambiate dai tempi di Gianni Agnelli (sotto e Grace Kelly. The places to be rimangono indirizzi storici come il Kulm, il Suvretta e il Badrutt’s Palace (sopra), icone dell’hotellerie dove si va per un aperitivo a base di ostriche e Champagne, una cena, a ballare o per degustare sigari e distillati. Memorabili le feste a tema di Capodanno del King’s, all’interno del Badrutt’s Palace, con allestimenti da un milione di franchi. Così come quelle del Dracula, il night club creato da Gunter Sachs negli anni 70, che conserva ancora l’eccentricità del fondatore. Per ballare fino a notte fonda in alta quota, il Kustall: stalla per le mucche in estate, d’inverno si trasforma in un ristorante di design con dj set. Si raggiunge con il gatto delle nevi e si scende con lo slittino. Slitta trainata dai cavalli, invece, per arrivare al Lej de Staz, il piccolo albergo di sole 10 camere, perfetto per il pranzo del primo dell’anno, e alla Pensiun Crasta, dove mangiare Bourguignonne e fonduta.

Con gli sci ai piedi, due i rifugi da provare: El Paradise, mountain club con menù che spazia dalle ostriche e caviale alle uova strapazzate (necessaria la prenotazione, la priorità è data ai 99 membri del club St. Tropitz) e Lounge & Bar con après ski ogni domenica fino alle 18.15; e l’Alpina Hutte, una vecchia capanna costruita più di 100 anni fa sul Corviglia e trasformata in rifugio dove fermarsi per mangiare tra una pista e l’altra con bellissima terrazza con vista su tutta St. Moritz, molto suggestivo quando nevica. Altra vista spettacolare, ma sul lago del paese, dal ristorante Bellavista, a Silvaplana, una baita per gli appassionati di cacciagione. Rimanendo in valle, non si può non citare il Chesa Veglia: l’antica fattoria completamente ristrutturata che ospita al suo interno due bar e tre ristoranti, per accontentare i gusti di tutti.

Tra le mura di pietra trovano, infatti, spazio la pizzeria (qui sopra), una tipica stübe svizzera dove assaggiare specialità tipiche della traditione elvetica e il più raffinato Grill Chadafö, per un menù della cucina francese. La prenotazione è obbligatoria, anche per una semplice margherita: il Chesa Veglia (uno degli 5 ristoranti del Badrutt’s palace) si conferma, di anno in anno, l’indirizzo più richiesto di St Moritz. E poi, altra pietra miliare, il Café Hanselmann, paradiso degli amanti dei dolci, dalla cioccolata calda al Monte Bianco, alla torta con il maialino porta fortuna per capodanno. E per l’happy hour, il Balthazar, dove si beve il migliore bloody Mary al mondo (con estratto di pomodoro ciliegino fresco e bordatura di sali homemade), il tutto accompagnato da tapas e musica dal vivo.

Courmayeur  per una vacanza all’insegna della natura. Il gusto di Courmayeur? Lo spettacolo insuperabile del Monte Bianco, che ti avvolge, sovrasta, saluta, rassicura o spaventa, a seconda della posizione da cui lo guardi. Sempre unico, sempre diverso. Le terrazze panoramiche per un sunny lunch in quota sono sempre richiestissime. Lato Val Veny vista direttissima sul ghiacciaio della Brenva e su quello del Miage, con lo spettacolo del Dente del Gigante e delle Grandes Jorasses, il pranzo gourmet e ricercato con vini selezionati è alla Grolla; il pranzo sportivo, insalata proteica con noci e fontina oppure la classica polenta con, a scelta, uova, funghi, salsicce, formaggio o latte, ai Rifugio Cai Uget. Lato Checrouit, il rifugio Masion Vielle, gestito da Giacomo in un piccola conca che si scalda al primo sole. Qui i must sono la pizza o gli spaghetti, carbonara, sugo classico o pan grattato, aglio e olio. Bello (e anche freddo) arrivarci alla sera in motoslitta, per cena con musiche e danze, più o meno scatenate, a seconda dei presenti. Servizio spartano, in linea con l’atmosfera allegra, rilassata e vacanziera della baita.

Si scende un pochino, ecco il colle Checrouit. Alla Chaumière, gestito da Alessandra, ristrutturato di recente in stile contemporaneo, grandi vetrate e legno: un bistrot gourmet con ingredienti valdostani al 100%. Allo Checrouit l’arrivo più atteso della stagione è quello dello chef stellato Andrea Berton, che firma i menu del Super G. Da provare.Grappino per l’ultimo sole con musica alla Corba Dzeleuna. Via dalle piste, si riparte dal centro del paese. Aperitivo con piano bar al Royal&Golf (nella foto sotto) oppure al caffè Posta, cena al Cadran Soleil (ambiente formale).

Richiestissimi, raggiungibili con una bella passeggiata di giorno o in macchina alla sera, lo Chalet Paln Gorret, dove la slendida Paola accoglie gli ospiti con menù valdostano o sardo, profumi e saporti in contrasto e armonia. Il classico, più amato, la baita Ermitage (giusto sopra): menù della tradizione, sempre identico a se stesso (garanzia di qualità, difficilissimo trovare posto) menù sempre uguale, una sicurezza la qualità, bella l’accoglienza della famiglia, spettacolare il panorama.

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