Ritratto di donna

Arte e Design | di Ilaria Danieli | 27 gennaio 2020, 10:49

A Vicenza, fino al 13 aprile, Ritratto di donna. Il sogno degli anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi

Mario Cavaglieri, Piccola Russa, 1913. Courtesy ED Gallery, Piacenza

Di lui non solo le donne, ma anche i colleghi artisti dicevano (con un po’ di invidia) che era bellissimo: infatti a Parigi lo chiamavano Antinòus (Antinoo), dal nome del giovane e misterioso adone amato dall’imperatore Adriano. A Ubaldo Oppi e ai suoi ritratti femminili è dedicata la grande mostra allestita in Basilca Palladiana a Vicenza intitolata Ritratto di donna. Il sogno degli anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi, la prima di un progetto di rilancio internazionale della struttura. Artista di pennello che contribuì a fondare il movimento artistico del Novecento nel 1922 a Milano, Oppi era alto, con il viso virile e il corpo atletico formatosi nell’esercizio di boxe, calcio e ginnastica.

Ubaldo Oppi, Le amiche, 1924. Collezione privata

Al suo fascino aveva ceduto anche la modella Fernande Olivier, che per lui lasciò Picasso (niente di meno) con cui aveva una relazione. Nato a Bologna, vissuto a lungo a Vicenza ma sempre in viaggio prima per il lavoro del padre, commerciante di scarpe, e poi per esigenze artistiche, si era formato come artista alla scuola di Vienna, dove si era recato perché attratto dai secessionisti, e poi a Parigi, dove frequentava Modigliani, Severini e, appunto, Picasso. Il suo stile viene spesso avvicinato al cosiddetto Realismo Magico che, oltre a rivalutare la figura umana, tende ad astrarre le persone dalla vita intorno a loro. Le sue donne elegantissime, distanti e assorte restituiscono bene il clima di quegli anni, soprattuto tra i Venti e i Trenta, e la scoperta di un modo di essere donna diverso, più protagonista e libero. I volti tuttavia riflettono anche le ombre inquiete di quel periodo, il senso di solitudine che pervadeva le persone più sensibili e l’indefinibile angoscia lasciata dalla guerra appena finita ma anche dalle preoccupazioni per quella imminente.

Ubaldo Oppi, Amazzoni, 1924. Collezione di Giuseppe Merlini, Busto Arsizio

Di queste donne la mostra allestita a Vicenza offre ritratti magnetici non solo a firma di Oppi ma anche degli altri artisti che promuovevano quella che Margherita Sarfatti, critica d’arte e animatrice culturale molto influente nella prima parte del Ventennio fascista (era stata anche amante di Mussolini prima di Claretta Petacci), aveva definito “classicità moderna”, ovvero Felice Casorati, Mario Sironi, Antonio Donghi, Achillle Funi, Piero Marussig, Mario Cavaglieri, Guido Cadorin e Massimo Campigli. La peculiarità dell’esposizione vicentina è però anche il corredo di questo collettivo “ritratto di signora”, perché in genere di signore dell’alta borghesia si tratta, composto da una serie di apparati aggiuntivi come abiti e gioielli. Il tutto disegna una quotidianità raffinatissima, quella che si può respirare nelle foto conservate a Villa Necchi Campiglio di Milano oppure nelle atmosfere della fiction Downton Abbey.

Abiti Chanel, 1922-28.. Fondazione Tirelli Trappetti, Roma

  • email
  • Print
  • Facebook
  • Twitter

Lascia un commento

  • blog