Philippe Starck

Arte e Design | di stefania cubello | 24 febbraio 2020, 17:30

Le canzoni di Mina e il mare. Le invenzioni, più di 10mila, i progetti spaziali e il futuro. Ecco le passioni di Philippe Starck, l’archistar che ha rivoluzionato il mondo del design

«Il destino del design? Nel giro di vent’anni, vivremo in spazi vuoti. La maggior parte degli oggetti che ci circondano sparirà: riscaldamento, illuminazione, musica… saranno integrati nelle pareti. Se devo immaginare come saremo, penso a esseri nudi circondati dalle comodità necessarie. Diventeremo spiriti, pura intelligenza, e raggiungeremo uno dei nostri obiettivi: diventare Dio». È così che Philippe Starck, star assoluta del design, immagina il futuro delle nostre case e del nostro stile di vita. E consegnata da lui, che in quarant’anni di carriera ha saputo dare vita a progetti visionari diventati icone della creatività, tale predizione appare più che concreta. Del designer parigino, classe 1949, figlio di un ingegnere aeronautico, è impossibile ricordare gli oltre 10mila progetti e invenzioni che portano la sua firma. Dallo spremiagrumi Juicy Salif per Alessi e lo sgabello-gnomo per Kartell ai ristoranti Katsuya nel mondo, a Palazzina Grassi a Venezia. Ma è stato anche art director di Virgin Galactic, il progetto spaziale di Richard Branson, e ha disegnato gli interni della stazione destinata al turismo spaziale di Axiom Space. «Trovo divertente lavorare a cose molto diverse fra loro», spiega Starck. Così, di recente, ha disegnato anche la prima collezione interamente dedicata all’outdoor di Cassina: Fen-c Nature, ispirandosi all’architettura asiatica.
1. Burano. Con mia moglie Jasmine vivo tra Lisbona, Cap Ferret e Burano. Posti di mare, perché il mare è nel mio Dna. Quando sento di dovermi distrarre, mi basta, infatti, prendere una barca e navigare sulle onde. In particolare, ho scelto l’Isola di Burano, dove trascorro buona parte dell’anno, perché rispecchia la mia idea di città a dimensione d’uomo. Mi piace incontrare la gente per strada, qui le persone si conoscono da sempre e chiacchierano in continuazione. La vita è autentica, reale.
2. Lavorare. Come direbbero in Francia, ho due cappelli: uno da designer e uno da architetto. Questo per dire che ho due lavori. Nei panni dell’architetto se faccio un hotel, c’è sempre qualche problema, quando mi devo occupare degli spazi pubblici en plein air. Gli arredi da esterno oggi sono, infatti, tutti uguali. E non si adattano alla natura. Se si cerca qualcosa di charmant e vicino alla natura, non si troverà niente. Così me li devo disegnare io.
3. Outdoor. Sono felice di avere lavorato a Fen-c Nature, la prima collezione outdoor di Cassina per la vita reale. Ho cercato di dare un tocco di umanità e creatività agli arredi che ho disegnato ispirandomi a vecchie fotografiedi vita di personaggi del passato, come Picasso. Si tratta di immagini in cui non si vedono mai degli arredi perfetti, ma sembrano dei bricolage. Magari manca un cuscino perché è stato portato via dal vento… C’è qualcosa di elegante e poetico in questo stile tra il fai-da-te e il ready made di Marcel Duchamp.
4. Musica. Non riesco a lavorare senza una colonna sonora in sottofondo. La musica è vitale. Uno dei miei più grandi rimpianti è non essere un compositore. Utilizzo un’app molto speciale,
creata per me, che funziona come un orologio. Mi suggerisce l’esatta qualità di musica da ascoltare a seconda dei vari momenti della giornata e dei miei stati d’animo. Ascolto di tutto, ci sono cose bellissime e il contrario ovunque. Amo molto Mina, per esempio.
5. Carta e penna. Uso lo stesso tipo di blocco su cui appunto idee, disegni, bozze e lo stesso tipo di penna da 30, 40 anni. Anche perché non ho un computer (ma ho un iPad che uso solo per la musica). Una scelta che mi fa sentite libero. Anche se sei un genio, quando lavori con un computer, stai usando qualcosa con dei limiti, creata da qualcuno. Insomma, sei come una mosca dentro a una scatola da cui fatica a uscire…
6. Eliseo. L’appartamento che ho disegnato per François Mitterrand, quand’era presidente, è stata una delle sfide più grandi. Avevo 30 anni ed ero un perfetto sconosciuto…
7. L’intelligenza. Non ho una lista d’icone di riferimento. Ad affascinarmi è l’intelligenza. Così m’ispira l’esperienza di maestri assoluti della storia, come Einstein, Leo-
nardo, Platone.

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