Beauty green

Wellness e Sport | di Paola Gervasio | 23 marzo 2020, 16:13

La ricerca cosmetica punta sempre più al verde in ogni passaggio della filiera: dalle materie prime bio e vegetali ai packaging ecosostenibili, alla produzione a basso impatto ambientale

Ci sono molte sfumature di verde in cosmetica. Negli ultimi anni la ricerca si sta muovendo su più fronti: alza la quota botanica degli ingredienti dei cosmetici, studia produzioni green e progetta confezioni a basso impatto. Molte imprese cosmetiche, dalle multinazionali alle realtà più piccole, hanno, infatti, messo a punto strategie di sostenibilità in ogni singolo passaggio della filiera.
Ma, per fare un poco di chiarezza tra tutte queste diverse nuances di verde, quando un cosmetico si può definire realmente green? Quando risponde ai criteri di eco-compatibilità e sostenibilità, spiega il Ccpb, ente bolognese che certifica prodotti bio ed ecosostenibili in tutto il mondo. Ecocompatibilità significa, nel caso di cosmetici attenti all’ambiente, il ricorso a materie prime vegetali coltivate seguendo i dettami dell’agricoltura biologica. Inoltre, un cosmetico ecocompatibile deve avere il packaging riciclabile per ridurre l’impatto degli imballaggi. E i buoni esempi non mancano. Aprendo le confezioni dei cosmetici di L’Erbolario si scopre che l’imballaggio è composto da carta certificata Fsc, cioè secondo gli standard ambientali e sociali del Forest Stewardship Council. Mentre la casa cosmetica Kiehl’s invita a riciclare i flaconi vuoti attraverso il programma dedicato Recycle & Be Rewarded.


Sul fronte delle materie prime, Caudalie punta su attivi vegetali e ha del tutto bandito ingredienti controversi o indesiderabili, come conservanti potenzialmente in grado di alterare il sistema endocrino, ingredienti di origine animale, oli minerali (derivati petrolchimici), agenti irritanti e inquinanti. Da sempre Dr. Hauschka utilizza il 100% di ingredienti naturali, la maggior parte bio, spesso da agricoltura biodinamica.
I cosmetici per essere realmente a basso impatto ambientale devono rispettare i criteri di ecosostenibilità: significa che la loro intera produzione deve avere il minor impatto possibile sul territorio. Ma come si calcola tutto questo? Occorre analizzare l’intero ciclo di vita, considerando in primis l’energia utilizzata per produrli e le emissioni di anidride carbonica che ne derivano, spiega il Ccpb. In quest’ottica di sostenibilità sempre più aziende mostrano nei loro prodotti il cosiddetto carbon footprint, il parametro che viene utilizzato per stimare le emissioni gas serra generate da un prodotto.


Da questo punto di vista arrivano in aiuto alle imprese anche nuovi operatori come Pulsee, energy company che fornisce energia da fonti rinnovabili e servizi che azzerano completamente le emissioni di Co2 per permettere alle aziende di essere zero carbon footprint. Dal punto di vista strutturale, due anni fa, Davines ha inaugurato a Parma il nuovo head quarter, simbolo dei valori del gruppo: bellezza, sostenibilità e attenzione per il benessere delle persone. Qui si utilizza solo energia o autoprodotta o proveniente al 100% da fonti rinnovabili. Per quanto riguarda i cosmetici, poi, l’azienda ha messo a punto A Single Shampoo, lo shampoo più sostenibile mai creato prima dai loro laboratori. Completamente naturale, il suo flacone riciclabile è in plastica di origine vegetale: la canna da zucchero. Un esempio davvero virtuoso è Shiseido, quinto gruppo mondiale della bellezza da sempre attento al rispetto della natura. Il tetto del nuovo quartier generale, nel distretto di Ginza a Tokyo, è un giardino dove si coltivano parte delle piante e dei fiori utilizzati poi come materie prime dei cosmetici, mentre gli uccelli nidificano sugli alberi ombreggianti. Nulla qui è stato lasciato al caso, perché uno dei primi obiettivi del colosso internazionale del beauty, con un giro d’affari di 7 miliardi di euro e oltre 50mila dipendenti, era proprio quello di creare una sede in armonia con l’ecosistema per favorire la biodiversità e sostenere flora e fauna locale.

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