Art table

Arte e Design | di ilaria de bartolomeis | 23 marzo 2020, 12:19

I luoghi di ristorazione diventano spazi spettacolari e polifunzionali. Da Tom Dixon a Piero Lissoni, a Davide Oldani: chef e designer di fama sono gli artefici del cambiamento


Ristoranti, bar e caffè si trasformano da luoghi di convivialità e ritrovo in spazi polifunzionali, che vanno oltre il piacere di incontrarsi con amici e conoscenti attorno a un tavolo, ma dove è possibile trascorrere del tempo anche per se stessi.
Siamo di fronte a un cambio di abitudini che si riflette sulla qualità del tempo trascorso in questi ambienti e sulle aspettative dei clienti che iniziano a considerare i luoghi di ristorazione come spazi dove abitare, curati in ogni dettaglio, in cui il design è grande protagonista.
Lo sa bene il designer inglese Tom Dixon che, a Milano, ha aperto The Manzoni, un unico spazio polifunzionale, accogliente e confortevole, in cui convivono un ristorante e uno store di oggetti di design, fra cui ovviamente quelli firmati Dixon. Salotti, tavoli, lampade e complementi d’arredo sono tutti prodotti delle diverse collezioni Tom Dixon, così come avviene a Londra nel ristorante Craft e nell’Hotel Mondrian. «Ultimamente notavo sempre più spesso che le persone si recavano nei bar per fare colazione e, poi, si fermavano a lavorare. Allora ho capito che i luoghi della ristorazione avevano una nuova opportunità, quella di trasformarsi in qualcosa di contemporaneo: a Milano, ho creato un ambiente in cui poter rallentare, mangiare, trascorrere ore piacevoli, lavorare e abitare. Poi, magari, fare acquisti», ha sottolineato Tom Dixon.


Anche il designer e architetto Piero Lissoni ha dimostrato grande esperienza nel mondo della ristorazione. «Lavorando con i cuochi, ho imparato che in cucina ci si muove orizzontalmente», ha dichiarato Piero Lissoni in occasione di Next Design Perspective, il summit sull’innovazione e la creatività promosso da Altagamma in collaborazione con Fiera Milano e l’Agenzia Ice. Grazie a questo prezioso insegnamento, il direttore creativo di molte aziende dell’arredo, fra cui quella di Cucine Boffi, ha realizzato ristoranti in tutto il mondo: dal D’O a Cornaredo (Mi) dello chef stellato Davide Oldani a quello milanese di Filippo La Mantia, dal ristorante di Laurent Tourondel presso l’Hotel Café Royal di Londra a quello del Middle House di Shanghai, per citarne alcuni. «Come designer e come architetto, cerco sempre di immaginare come le persone si relazioneranno con gli oggetti o i luoghi: l’interazione fra progettista e fruitore è, infatti, la condizione necessaria alla realizzazione di un buon progetto. Parto da un pensiero molto complesso, che coinvolge diversi livelli di ragionamento, per poi tradurli in qualcosa di semplice», continua Lissoni provando a spiegare da dove nasce quel minimalismo accogliente e umanizzato che ha portato nell’interior design contemporaneo ed è diventato la sua inconfondibile firma. Se nel processo progettuale del designer milanese la tradizione è la chiave per interpretare l’innovazione, per lo chef Oldani il discorso è molto simile.


«Tradizione è una parola che mi appartiene perché è in quell’ambito e nell’artigianalità che ho costruito il mio mestiere: sono come un artista a bottega che cerca di far capire come ci si possa nutrire in maniera corretta utilizzando la grande cucina. Infatti, proprio su tale binomio si basa l’alimentazione italiana», racconta Davide Oldani.
E in questa visione olistica dell’esperienza di gusto, lo chef ha dato un ruolo di rilievo anche al design degli spazi, con il progetto di Piero Lissoni appunto, e con gli elementi d’arredo che Oldani stesso ha progettato insieme a Riva 1920. «I tavoli sono dotati di un sottobanco in cui gli ospiti possono appoggiare i loro oggetti personali, così come le sedie hanno incorporato un portaborse. Entrambi sono leggermente più alti del solito per favorire una postura più eretta e, quindi, una migliore digestione. Voglio, infatti, che i miei ospiti stiano bene quando arrivano al ristorante, quando mangiano, quando vanno a casa. Non ho inventato nulla: ho scoperto che già negli anni 60 i tavoli dell’Harry’s Bar di Venezia erano pensati in quest’ottica».
Tali accorgimenti contribuiscono a rendere sempre più piacevole il mangiare fuori casa; un fenomeno che negli ultimi anni sta registrando un incremento molto significativo. Solo in Italia, per esempio, i dati Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) prevedono una crescita annua per individuo di questa spesa pari al 40% entro il 2030.

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