L’unione fa la forza

di Giada Barbarani | 04 maggio 2020, 09:48

ANDRÀ TUTTO BENE. Negli ultimi due mesi questa è stata la frase più ricorrente. Inizialmente semplici post-it attaccati per strada, poi ripresi da tutti i mezzi di comunicazione, social compresi. Una semplice frase nata per infondere coraggio in questo periodo di emergenza. Una frase che spinge all’ottimismo, verso la fine di questo periodo così straniante per tutti. Nessuno si sarebbe, infatti, mai immaginato di vivere una situazione così assurda, dove l’in- vito ricorrente, e unico, è quello di stare di- stanti, ma uniti. Un invito che per un popolo come quello italiano, fatto di baci, abbracci e gestualità, è difficile da mettere in pratica. Ma se non si può stare vicini fisicamente, lo si può fare umanamente e moralmente. Con piccoli e grandi gesti. Dai canti alle finestre ai messaggi dedicati a chi in questo momento combatte in prima linea (non solo medici e infermieri, forze dell’ordine e volontari, ma anche edicolanti, commessi, fattorini e tutti quelli che danno una parvenza di normalità al quotidiano), alle tante iniziative che cercano di tener compagnia alle persone. Senza dimenticare la beneficenza, campo in cui l’Italia è da sempre protagonista. Numerose le iniziative partite dai singoli, che hanno visto poi la partecipazione di migliaia di persone (una su tutte, la raccolta fondi lanciata da Chiara Ferragni e Fedez per realizzare il nuovo re- parto di Terapia Intensiva del San Raffaele di Milano che ha superato i 4 milioni di euro in pochi giorni), ma fondamentali più che mai sono state le donazioni fatte dai grandi nomi del lusso, in grado di aiutare non solo economicamente, ma anche logisticamente laddove c’è più bisogno, ovvero nel reperimento di attrezzature mediche e nella realizzazione di maschere e camici per il personale sanitario, ma anche di igienizzanti, riorganizzando e riconvertendo le loro aziende.
I primi a muoversi in ordine di tempo, con uno sguardo rivolto verso la Cina, sono stati Domenico Dolce e Stefano Gabbana, con un’importante donazione all’Humanitas University per finanziare uno studio mirato a chiarire le risposte del sistema immunitario al Sars-CoV-2.

«A febbraio, quando il problema non affliggeva ancora l’Italia, abbiamo senti- to il dovere di fare qualcosa per combattere questo devastante virus e abbiamo pensato che Humanitas University fosse l’interlocutore ideale, una realtà speciale, per eccellenza e umanità, che conosciamo personalmente e con cui collaboriamo da tempo (finanziando borse di studio, ndr)», racconta a Gentleman Stefano Gabbana. «Di fronte a queste trage- die, ogni azione può sembrare poco rilevante ma, grazie anche al confronto con il professo- re Mantovani (direttore scientifico dell’istituto milanese, ndr), abbiamo capito che anche un gesto piccolissimo può avere un significato enorme. Supportare la ricerca scientifica è per noi un dovere morale, speriamo che il nostro contributo possa essere d’aiuto per risolvere questo drammatico problema». Perché, come spiega bene Domenico Dolce, «l’impegno, il coraggio di tutte le persone che in questi giorni lavorano senza sosta ci commuovono e ci fanno capire quali siano le priorità, come sia importante dare il giusto peso a ogni cosa e quanto sia fondamentale pensare al futuro con ottimismo e responsabilità, senza farsi prendere dal panico. Oggi più che mai, pensiamo che la ricerca sia un valore sul quale investire: dare fiducia e sostegno a tutti coloro che ogni giorno lavorano per la nostra salute e il nostro futuro è, per noi, un dovere morale», ribadisce Domenico. Ma che cosa succederà una volta che sarà finito tutto? «Credo che aver scoperto di essere così fragili allontanerà la prepotenza della finanza, del denaro, delle speculazioni. E ci ritroveremo più umani. Voglio pensare che vivremo un nuovo Rinascimento, dove la creatività e l’essere umano saranno al primo posto», conclude Stefano Gabbana.

Un pensiero condiviso da Giorgio Armani che, in una lettera aperta al magazine WWD, ha invitato i suoi colleghi americani a rallentare. «Il momento che stiamo attraversando è turbolento, ma ci offre anche la possibilità, unica davvero, di aggiustare quello che non va, di riguadagnare una dimensione più uma- na. È bello vedere che in questo senso siamo tutti uniti… Uniti, ce la faremo. Ma dovremo essere uniti: è forse la più importante lezione di questa crisi», ha scritto Re Giorgio, il primo a mettersi in gioco durante la fashion week mi- lanese quando ha deciso che avrebbe sfilato a porte chiuse per non mettere in pericolo i suoi ospiti. E alle parole ha fatto seguire le azioni: lo stilista, attraverso il suo Gruppo, ha, infat- ti, donato 2 milioni di euro per sostenere la Protezione Civile e gli ospedali più impegnati nella ricerca e, in accordo con il presidente, l’allenatore e i giocatori della sua squadra di pallacanestro, Olimpia Milano, hanno da- nato 1 milione di euro, devolvendo parte dei loro stipendi. E ancora più in concreto, in un momento in cui mancano gli strumenti per permettere agli operatori sanitari di lavorare in sicurezza, Armani ha deciso di convertire tutti gli stabilimenti produttivi della Penisola nella produzione di camici monouso. Esempio seguito da molti altri marchi, anche grazie all’appello di Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda italiana, che ha lanciato l’iniziativa Italia, we are with you: a oggi il progetto di solidarietà, grazie al contribuito degli associati di Cnmi ha rac- colto 3 milioni di euro. Ma non solo. «I nostri Associati», spiega Capasa. «hanno messo in campo tante e generosissime iniziative individuali, hanno convertito aree produttive delle proprie aziende per realizzare mascherine e abbigliamento medico e hanno dimostrato di fare sistema aderendo con decisione a un’iniziativa comune, in cui si è riusciti ad ave- re materiali difficili da reperire che speriamo contribuiscano a salvare molte vite». La lista degli imprenditori è, per fortuna, infinita e ogni giorno si aggiungono nuove iniziative. Herno, l’azienda guidata da Claudio Ma- renzi, presidente di Confindustria Moda e di Pitti Immagine, ha deciso di continuare a la- vorare anche se con uno staff molto ridotto solo per confezionare e donare circa 25mila mascherine e 10mila camici al mese a medici e personale di tutto il territorio piemontese, in particolare all’ospedale di Verbania. Allo stesso modo, lo stabilimento di Montone (Perugia), l’unico rimasto operativo per questo scopo, invece che confezionare le sofisticate creazioni di Prada, vengono cuciti camici e mascherine da destinare al personale sanitario della Regione Toscana. Miuccia Prada e il marito Patrizio Bertelli, amministratori delegati del Gruppo, insieme al presidente Car- lo Mazzi, hanno anche donato sei postazioni complete di terapia intensiva e rianimazione a ciascuno degli ospedali milanesi Buzzi, Sacco e San Raffaele.


Diego e Andrea Della Valle, presidente e vi- ce-presidente di Tod’s, hanno istituito il fondo Sempre con voi, gestito dalla Protezione Civile, in favore dei familiari del personale sanitario che ha perso la vita nella lotta al Covid-19, i veri eroi di questo momento. «Il loro altru- ismo e il loro coraggio saranno per sempre un esempio per tutti noi», hanno sottolineato. Il versamento, fatto anche a nome dei dipen- denti del Gruppo (che conta i marchi Tod’s, Fay, Hogan e Roger Vivier), è di 5 milioni di euro e l’invito a contribuire è per tutti. «Prendiamoci cura l’uno dell’altro. Superiamo quest’emergenza insieme», è il messaggio lan- ciato anche da Gildo Zegna, ceo di Erme- negildo Zegna. La famiglia, insieme al top management, ha donato, a titolo personale, 3 milioni di euro alla Protezione Civile Italiana, e, a nome del Gruppo, i soldi necessari per l’acquisto di ventilatori per gli ospedali, oltre aver dedicato una parte delle linee produttive alla manifattura di materiale di protezione. Un milione di mascherine e dieci respiratori sono state regalate dal marchio maschile haut de gamme fiorentino Stefano Ricci, gesto così spiegato da Niccolò e Filippo Ricci: «Come famiglia e come imprenditori abbiamo scelto un percorso che mette al primo posto la sa- lute dei nostri collaboratori e il mantenimento occupazionale. Contemporaneamente ci sia- mo attivati nel realizzare interventi mirati per portare aiuti concreti a chi ha più bisogno». Donazione record quella di Moncler (come quella fatta negli Stati Uniti dalla Polo Ralph Lauren Foundation): 10 milioni di euro per poter avviare il progetto promosso dalla Re- gione Lombardia, ossia l’ospedale con oltre 400 posti di terapia intensiva all’interno degli spazi della ex Fiera di Milano. Alla realizzazione, in tempi record, ha partecipato, con la stessa cifra, Leonardo Dal Vecchio attraverso la sua Fondazione. Remo Ruffini, presi- dente e amministratore delegato di Moncler, ha spiegato così la sua scelta: «Milano è una città che ha regalato a tutti noi un presente straordinario. Non possiamo e non vogliamo abbandonarla. È un dovere di tutti restituire alla città ciò che fino a ora ci ha dato».


E così, Milano, che ha sempre dato senza chiedere niente in cambio, ha avuto anche il sostegno di Donatella Versace che, con la figlia Allegra, ha donato 200mila euro al San Raffa- ele, cui sono andati anche 500mila dollari da parte del brand Versace, oggi di proprietà di Capri Holdings. Il fondo del Qatar Mayoola, che possiede marchi come Valentino, Balmain e Pal Zileri, ha, invece, sostenuto il Sacco con 1 milione di euro e un altro milione l’ha versato a favore della Protezione Civile Italiana. Altri gruppi del lusso stranieri, a cui appartengo- no marchi italiani o con manifatture nel nostro Paese, partecipano a questa straordinaria gara di solidarietà. Kering, che in portafoglio conta brand come Bottega Veneta, Saint Laurent, Brio- ni, Pomellato, solo per citarne alcuni, con Gucci, oltre aver realizzato maschere e tute mediche a supporto della Toscana, ha lanciato, attraverso la piattaforma di crowdfunding Intesa SanPaoo ForFunding, una raccolta a favore della Protezione Civile, sponsorizzata anche attraverso i social, donando 1 milione. Il gruppo del lusso Lvmh, oltre ad aver riconvertito i siti di produzione delle fragranze del Gruppo (Christian Dior, Guerlain e Givenchy) in forniture di gel igienizzante per gli ospedali francesi, in Italia si muove su diversi fronti: la maison Bulgari, oltre sostenere la comunità scientifica, ha fatto un’importante donazione di gel disinfettante prodotto dal suo partner ICR; Fendi ha inviato mascherine alle regioni Lombardia e Toscana, mentre Loro Piana sostiene la Fondazione Valsesia.


Iniziative che hanno coinvolto anche brand nuovi per il mercato italiano, come Uniqlo, che ha fornito 1 milione di mascherine al Comune di Milano e 400 piumini ai volontari: «Vogliamo ricambiare il caldo benvenuto e il sostegno che i milanesi hanno dimostrato a Uniqlo in questo suo primo anno a Mila- no ed esprimere la nostra gratitudine pre- stando aiuto alla città», ha spiegato Kohsuke Kobayashi, ceo in Italia del brand giapponese. Mentre la Fondazione Tiffany & Co. ha donato 1 milione di dollari a livello globale. E poi ancora, in rigoroso ordine alfabeti- co: Chanel, Calzedonia, Diadora, Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti (attraverso la fondazione che porta il loro nome), Fi- la, Geox, Lardini, Marzotto, Ratti, Redstone, Sergio Rossi, Gianvito Rossi, Giuseppe San- toni, Luisa Spagnoli, Trussardi, Yoox-Net- A-Porter…
Uniti, per vincere, ora più che mai.

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