Giochi di contrasto

di cristina cimato | 13 maggio 2020, 11:12

Unire lusso e semplicità, abbinando a un vino prezioso come la Cuvée de Prestige di Veuve Clicquot prodotti del territorio. Questa la sfida lanciata dall’Atelier Des Grandes Dames a talentuose e giovani cuoche. Che rispondono con ricette creative


Lo Champagne è perfetto sempre, con tutto». Iside De Cesare (sopra, con due sue creazioni), chef del ristorante La Parolina di Acquapendente, a Viterbo, è una giovane interprete della cucina contemporanea che attinge alla tradizione con estro. Insieme a Valentina Rizzo, a capo della Farmacia dei Sani di Ruffano a Lecce, è tra le protagoniste della prossima edizione di Identità Golose Milano (3-5 luglio), all’interno de La Grande Dame Garden Lounge. Questo spazio nasce con l’intento di abbinare la Cuvée de Prestige di Veuve Clicquot, La Grande Dame 2008, alle eccellenze al femminile. Un’occasione per rinnovare la vocazione dell’Atelier Des Grandes Dames come piattaforma creativa. «Questo prezioso vino contrasta la parte grassa di molti prodotti tipici, unendo lusso a semplicità», afferma Iside De Cesare. Tra i piatti preferiti della chef in abbinamento alla Cuvée della Maison, il caviale di lenticchia nera cotta nel brodo di pesce di lago, unito a patate affumicate e limone.

Il viaggio dello Champagne dal Lazio arriva fino alla Puglia, dove Valentina Rizzo(sopra)  afferma: «È un vino di carattere, regge il confronto anche con il peperone arrosto. Tra le mie ricette che si sposano con La Grande Dame c’è la pancetta di maiale marinata in sale, zucchero e spezie. Viene cotta a bassa temperatura e rilaccata con i suoi sughi, servita con un baccalà affumicato». All’appuntamento di Identità Golose Veuve Clicquot svilupperà il concetto di Garden Gastronomy, cioè il rispetto in cucina per il tema green che evolve nella capacità di saper prendere il meglio che la natura offre e così sostenere un’agricoltura rispettosa dell’ambiente. A questo evento, la chef porterà un primo piatto a base di broccoletti salentini sott’olio. «Questa ricetta aderisce al Progetto Conserva del nostro ristorante», afferma, «dove stiamo avviando un’indagine sui metodi di conservazione antichi e moderni: olio, sale, aceto… Un’iniziativa che ci riavvicina alla nostra storia».

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