C’era una volta…

Moda e Tendenze | di Di claudio costa - Foto di Slim Aarons /Gettyimages | 10 giugno 2020, 16:18

Party in piscina a Palm Beach e cene a Le Cirque di NY. Tornei di croquet in New England e picnic in Colorado. Le conigliette di Playboy e i balli sfrenati allo Studio 54. il racconto glamour del sogno a stelle e strisce

La scrittrice americana C.Z. Guests con il figlio fotografati da Slim Aarons nella piscina della loro casa a Palm beac.

La scrittrice americana C.Z. Guests con il figlio fotografati da Slim Aarons nella piscina della loro casa a Palm beac.

Alla presentazione del suo ultimo film Ready Player One Steven Spielberg ha cercato di spiegare perché tanti suoi compatrioti rimpiangano gli anni Ottanta. «Era una decade in cui non esisteva lo stress», ha detto. Spiegando poi che l’assenza di stress era dovuta alla sensazione di vivere in una specie  di Golden Age, un periodo di benessere e felicità diffusa (lui stesso sforna in quell’epoca film cult come ET e i primi tre episodi della saga di Indiana Jones). Insomma, l’età dell’oro di un’America uscita depressa dal decennio 70: sconfitta della guerra in Vietnam, scandalo Watergate, rivoluzione iraniana, le mediocri presidenze di Gerald Ford e Jimmy Carter. È la riscoperta del piacere di vivere coniugato alla bellezza che un grande fotografo, Slim Aarons, non aveva mai smesso di catturare.

Hugh M Hefner, editore di Playboy, circondato dalle sue "conigliette".

Hugh M Hefner, editore di Playboy, circondato dalle sue "conigliette".

Eroe della II Guerra Mondiale (si è meritato la Purple Heart, una delle massime onorificenze militari), Slim dice che «Le uniche spiagge su cui vale la pena di sbarcare sono quelle affollate dalle belle donne che prendono il sole». E quando gli chiedono quale sia la sua filosofia professionale risponde: «Fotografare gente attraente, in luoghi attraenti mentre sta svolgendo attività attraenti». Quanto ai piaceri della tavola, sarà l’italiano Sirio Maccioni a lasciare l’impronta più duratura. Nel suo ristorante Le Cirque la classe dirigente americana (presidenti compresi) e i beautiful people cosmopoliti impareranno da allora che non esiste Golden Age senza una tavola all’altezza. Ovvio che Slim Aarons, buon gourmet e conoscitore di eccellenze, lo fotografasse con gusto…

L'imprenditore e ristoratore Sirio Maccioni ritratto da Slim Aarons nel suo ristorante Le Cirque con, da sinistra: Kathryn Penske, Ivana Trump, Muffie Bancroft, Anne Arledge, Anna Moffo Sarnoff, Christina Delorean, Marie Kimberly e Patricia Kluge.

L'imprenditore e ristoratore Sirio Maccioni ritratto da Slim Aarons nel suo ristorante Le Cirque con, da sinistra: Kathryn Penske, Ivana Trump, Muffie Bancroft, Anne Arledge, Anna Moffo Sarnoff, Christina Delorean, Marie Kimberly e Patricia Kluge.

Grandi riviste come Life, Holidays e, soprattutto, Town and Country si contendono i suoi servizi. Talento e simpatia gli aprono le porte dell’aristocrazia americana del danaro e del potere. Ritrae i cosiddetti Bramini di Boston e le loro magioni nel New England (discendenti dei primi coloni inglesi, cognomi altisonanti, dinastie così snob per cui si diceva che «i Cabot-Lodge parlano solo con i Lowell e i Lowell soltanto con Dio»…). Stesso appeal e stessa accoglienza, dalla West alla East Coast, con l’upper class discesa da un’altra Golden Age, quella di fine Ottocento (petrolio, ferrovie…), i Morgan, Rockefeller, Vanderbildt, Du Pont, Carnegie, Astor, Guggenheim. Se il glamour degli anni Ottanta ha bisogno di una testimonianza per immagini, Aarons è certo il migliore.  

Surfisti sulla spiaggia di Laguna Beach, in California.

Surfisti sulla spiaggia di Laguna Beach, in California.

Tocca a nuovo presidente, Ronald Reagan, intercettare la voglia diffusa di tornare alla prosperità promessa dal sogno americano ammaccato dai grigi Settanta. La ricetta dell’ex attore di Hollywood sembra sempliciotta: «Quando il governo si espande», dice, «la libertà economica si contrae». Ma ridotta all’osso è la stessa, ben più complessa e articolata, del Premio Nobel Milton Friedman. Stimolare e liberare gli «animal spirits» del capitalismo troppo a lungo frenati da fisco, burocrazie, iperegolamentazioni. È una formula che la cultura leftist (tanto influente quanto minoritaria e già etichettata come «radical chic» dallo scrittore Tom Wolfe), cercherà invano di contrastare. I salotti intellettuali di New York si convertiranno molto in fretta alla joie de vivre che i salotti intellettuali di Roma, con un misto di sarcasmo e invidia, definiranno «edonismo reaganiano». Non è un caso se proprio in quegli anni, su un muro della Sorbona, sotto la scritta delle vecchie contestazioni studentesche che diceva «Yankee go home!», una mano abbia aggiunto «And take me with you!». Un altro muro, quello di Berlino, cadrà nel 1989, pochi mesi dopo l’ultimo mandato di Reagan: il vecchio ex attore non era poi così sempliciotto.

L'attrice Tania Mallet.

L'attrice Tania Mallet.

I grandi manager, come Lee Jacocca (salvatore della Chrysler), vengono di nuovo ammirati e additati come modello per le nuove generazioni. Ma i veri miti degli yuppie (young urban professional con buoni studi alle spalle, grandi ambizioni e un comprensibile desiderio per consumi di alta qualità) sono i nuovi imprenditori emergenti, come Ted Turner, nei media, o Steve Jobs e Bill Gates, nelle nuove tecnologie. Quanto a Wall Street e alla finanza, malgrado gli eccessi,  è opinione diffusa che stia all’industria e ai servizi come l’ossigeno ai polmoni.

La filantropa e socialite Mollie Wilmot nello studio della sua casa a Palm Beach. Alle sue spalle, un Picasso.

La filantropa e socialite Mollie Wilmot nello studio della sua casa a Palm Beach. Alle sue spalle, un Picasso.

Se gli Stati Uniti tornano al centro del mondo, New York lo è degli Stati Uniti. Dal Tamigi e dalla Senna i vertici del lifestyle si sono spostati sulle rive dell’Hudson: feste allo Studio 54 (esordisce Madonna…), department store come Barneys e Bloomingdale’s che, insieme al ritorno dello stile preppy, propongono nuovissimi stilisti, come Armani e Ralph Lauren, l’ondata inebriante di musical a Broadway, gallerie d’arte, come Castelli, esplosione del collezionismo. «Bright lights, big city», come nel titolo di Jay McInerney.

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