Il frutto…

Viaggi e Sapori | di di luisa ciuni | 10 giugno 2020, 15:25

…della passione. Dall’orto biologico della tenuta toscana Il Borro, Vittoria Ferragamo racconta il suo amore per la natura

Al Borro il futuro ha i sapori antichi e i profumi di stagione di un orto biologico, quello voluto da Vittoria Ferragamo con l’audace progetto di recuperare le produzioni tipiche del Valdarno che fretta e modernità hanno fatto dimenticare e che l’agricoltura biodinamica fa riscoprire nel rispetto assoluto di terra e ambiente. «Il sogno del Borro», spiega Vittoria, «è iniziato quando ci venivo da bambina con mio padre Ferruccio e si andava in giro o a caccia. Poi abbiamo restaurato il borgo e ora, dopo essere ripartiti dal vino, ricreiamo i frutti di questa zona e altri prodotti tipici: miele, olio, uova. Il mio sogno? Un frutteto autoctono».
In una primavera trionfante, fragole, zucchine e altri ortaggi parlano di un’Italia genuina, riportano a un gusto nato prima delle coltivazioni intensive e spesso perduto dietro alla logica del profitto a ogni costo. «Certo, era più facile spruzzare sostanze dappertutto per andare svelti. Il biologico ha tempi più lenti ma, se si sa usare, rende quantitativi di poco minori e migliori. Chi era abituato con i metodi precedenti viene, guarda e mi dice “così lavorava mio nonno”. Ma poi si convince, racconta aneddoti e da quella sapienza antica recuperiamo trucchi e modi di agire davvero utili e importanti».

L’orto nasce nel 2015. Il passo successivo è la produzione di formaggi e ricotta (da allevamento ovino), mentre la filiera della frutta cerca di mettere a dimora piante della zona, come i fichi toscani, la mela gialla delle Pianacee, i ciliegi del Cassero: varietà oggi difficili da reperire che condurranno il consumatore indietro nel tempo verso gusti non ancora inflazionati. «La meta che ci proponiamo di raggiungere attraverso la frutta non è semplicissima, ci vorranno due anni per riuscire a creare la realtà che desideriamo. Però amo questa sfida e sono aiutata da grandi professionisti: sono certa che ce la faremo». Una Valdarno com’era, regno del bello e del buono, vera caratteristica dell’Italia del gusto e del grande artigianato. Un lavoro che si potrebbe definire antropologico. O culturale, perché devi amare e conoscere il tuo passato per provare a riproporlo in chiave moderna attraverso la terra. «È un lavoro che si costruisce come un matrimonio. Ci sono amore, scambio, racconto. Non si può fare senza amarlo e mi dispiace pensare che c’è chi lo vive così, come un’attività qualsiasi».

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