Visioni future

Viaggi e Sapori | di giada barbarani | 20 luglio 2020, 10:52

Una città non è disegnata, semplicemente si fa da sola. Basta ascoltarla, perché la città è il riflesso di tante storie», scriveva Renzo Piano in La responsabilità dell’architetto. Tante storie che vanno di pari passo con le esigenze moderne (dalla sovrappopolazione all’inquinamento, dalla tecnologia al traffico) e che oggi più che mai, con quello che il mondo si è trovato ad affrontare, devono essere ascoltate e capite. Per questo, sempre più spesso, si parla di smart cities, di città intelligenti in grado di rispondere a tutte le richieste del cittadino, ma anche delle istituzioni e delle imprese, per raggiungere un obiettivo comune: migliorare la qualità della vita.

Da alcuni anni, molti grandi comuni hanno investito su tecnologia, sicurezza, big data e sostenibilità per diventare più smart, ma se si allarga la ricerca su un raggio più ampio, si scopre che sono in costruzione delle vere e proprie città del futuro. Ad aprire il fronte, il principe saudita Mohammad bin Salman. Neom è il suo sogno utopistico, nonché il più costoso degli Emirati (500 miliardi di dollari): una città industriale iper tecnologica costruita su oltre 26mila chilometri quadrati (33 volte più grande di New York City per avere un’idea delle dimensioni) nella provincia di Tabuk, tra il Mar Rosso e il Golfo di Aqaba. Il piano, lanciato nel 2017, ha subito diverse frenate a causa delle tensioni diplomatiche internazionali, ma l’obiettivo è quello di far decollare la prima fase entro il 2025. I pilastri della città del futuro immaginata dal principe si basano su fonti rinnovabili, smart mobility, sicurezza (con il riconoscimento facciale), intelligenza artificiale e su sistemi che preservino l’ambiente, come il cloud seeding, una tecnica che permette di ottenere precipitazioni artificiali tutto l’anno.
Neom mira a diventare uno dei principali poli al mondo per l’impresa, ospitando grandi aziende occidentali. Ma in realtà i big dell’Occidente si sono già messi all’opera. Il fondatore della Microsoft Bill Gates ha investito, infatti, 80 milioni di dollari in Belmont, una smart city vicino a Phoenix, in Arizona, che, da quello che si vocifera, sarà a sua immagine e somiglianza: infrastrutture e comunicazioni all’avanguardia, progettate su reti digitali ad alta velocità, data center, nuove tecnologie, veicoli e hub logistici autonomi per uffici, aziende, scuole pubbliche e 80mila residenze.
Google, dal canto suo, ha investito in un’area industriale dismessa di 800 acri sulla riva del Lago Ontario a Toronto, in Canada, realizzando (i lavori dovrebbero partire entro fine anno) Quayside, un intero quartiere capace di coniugare innovazione e sostenibilità: tutti gli edifici, infatti, sono costruiti in legno canadese per ridurre di oltre il 70% l’emissione di gas serra e del 65% del consumo di acqua potabile. Completamente sostenibile sarà anche Woven City, la città immaginata da Toyota alla base del Monte Fuji in Giappone: edifici in legno con tetti provvisti di pannelli fotovoltaici, vegetazione autoctona e idroponica. Senza dimenticare intelligenza artificiale, domotica e veicoli autonomi. L’inaugurazione è prevista per l’inizio del 2021. Non ci resta che aspettare.

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