Un mare di comfort

Arte e Design | di Ilaria De Bartolomeis | 11 settembre 2020, 10:35

Sofisticato e innovativo. Achille Salvagni sta rivoluzionando l’interior design della nautica mixando la tradizione artigianale italiana a una passione per il lusso


«Nel giardino della sua villa, Adriano si era fatto costruire una piattaforma sull’acqua: un rifugio in cui ritirarsi per astrarsi dalle questioni terrene e concentrarsi su pensieri più alti. Questa condizione è ciò che si prova a ricreare quando si progetta una barca», ha raccontato a Gentleman l’architetto Achille Salvagni, che con uno studio a Roma e un atelier a Londra è una delle principali firme della nautica contemporanea, da Azimut a Baglietto, fino a Rossinavi, oltre a occuparsi anche di abitazioni dalle sofisticate atmosfere per i grandi nomi della moda e dell’arte. Mescolando l’esuberanza barocca del Borromini con il segno trasgressivo e leggero di Alvar Aalto, Salvagni ha dato vita a una raffinata stratificazione narrativa, intrisa di contenuti artistici, di eccellenza artigianale italiana e citazioni dandy.
Gentleman. Lei cita Adriano e il bisogno contemporaneo di recuperare la nobile arte del pensiero. In questa pratica rientra anche la necessità di riconnettersi con la natura?
Achille Salvagni. Assolutamente sì. Ultimamente negli yacht, ma anche nel residenziale, si sta indagando molto sulla dilatazione degli spazi esterni che diventano il cuore della vita contemporanea. Ci sono progetti di barche molto grandi che hanno contenuti interni contratti rispetto agli spazi open air: si assiste a un grande ritorno delle terrazze sul mare. I pozzetti che una volta ospitavano un tavolo e qualche sedia, oggi diventano bellissimi ambienti informali con sedute lounge, piscine e spazi per praticare yoga.
G. Quali altre trasformazioni stanno interessando la vita di bordo?
A.S. C’è una grande attenzione verso spazi olistici, dedicati all’educazione della mente e del corpo a svantaggio di quelli deputati al ricevere. A bordo, la formalità diventa sempre meno prioritaria e prevale un’informalità con un altissimo livello qualitativo, che si traduce in un ritorno alle origini attraverso l’utilizzo di materiali tattili e coinvolgenti. Al contrario, le superfici lucide risultano respingenti e poco empatiche.G. Come per Ludwig Mies van der Rohe, nei suoi progetti la componente decorativa è affidata ai materiali e alle scelte architettoniche….
A.S. Il décor sta in qualche modo tramontando per lasciare spazio al progetto completo. Per lungo tempo gli interni degli yacht erano affidati a decoratori che ricevevano un layout e avevano il compito di arricchire gli ambienti di oggetti e finiture: le funzioni si succedevano una dopo l’altra in una sequenza di eventi accidentali, ma in questa somma di spazi non veniva data la minima attenzione al tema dell’armonizzazione. Insomma, non veniva applicato un pensiero architettonico. Oggi, invece, si tende a integrare l’organizzazione degli ambienti e la funzione degli stessi con l’estetica. La qualità spaziale passa attraverso la codifica dei flussi, le variazioni di quota e il ruolo della luce. Il designer deve lavorare sulla funzione e acuirne l’efficacia attraverso un linguaggio che punta alla semplificazione, privo di sovrastrutture ma ricco di qualità intrinseche che agevolino la vita di bordo. Così, nel mio lavoro scolpisco lo spazio e trasformo la componente decorativa in un’esperienza sensoriale.
G. A proposito di pratiche artistiche, con i suoi progetti dà voce all’eccellenza artigianale italiana.
A.S. Anche la manifattura è un ritorno alle origini. L’unicità dei nostri talenti è nella capacità tipicamente italiana di saper trovare risposte al problema: questa ha origine nella frammentazione politica che ha accompagnato l’Italia fino alla sua unificazione. Regni, casati, ducati sempre in lotta fra di loro, hanno educato il popolo a convivere con i rischi e a trovare continue soluzioni ai problemi. Ecco perché per gli artigiani italiani non esiste il concetto del non si può fare, sono capaci di individuare i limiti che si possono presentare e di risolverli a monte senza seguire un canovaccio, ma con la creatività.
G. Come trova gli artigiani che lavorano ai suoi progetti?
A.S. Non li cerco, ma li incontro e sulla base delle loro competenze definisco i miei progetti: sono loro la mia fonte d’ispirazione. Mi piace scoprire queste professionalità, confrontami, trascorrere pomeriggi in falegnameria, dal bronzista, dal mastro vetraio e portare l’intelligenza di queste mani nell’esperienza tecnologica del cantiere nautico.

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