L’arte del convivio

Arte e Design | di ilaria de bartolomeis | 30 settembre 2020, 15:05

Emanuel Colombini, presidente del Gruppo, che riunisce i brand Febal, Rossana e Colombini racconta l’evoluzione della progettazione delle cucine in un’ottica di economia circolare e internet of things

Emanuel Colombini, presidente Colombini Group.

A metà degli anni Settanta, Giancarlo Iliprandi presentava Stiamo a casa, un manifesto pubblicitario in cui elencava 365 buoni motivi per godersi una cucina. Il concept, di grande attualità rispetto alla recente emergenza sanitaria, era stato ideato per promuovere un nuovo modello di cucina conviviale, quella a isola che il designer aveva progettato per Rossana. Rivoluzionando l’esperienza dell’ambiente cucina, il creativo e l’azienda erano stati protagonisti anche di un’esposizione sul design italiano organizzata dal MoMA di New York. Oggi il marchio Rossana continua a fare storia per il suo approccio sperimentale e per il contributo che dà al gruppo industriale Colombini, che con i brand Rossana, Febal Casa e Colombini Casa fattura circa 170 milioni di euro, sostenendo la filiera dell’arredo italiano in un’ottica di economia circolare.

Isola, Rossana.

«Da un po’ di tempo nel nostro settore si è iniziato a ragionare per accorpamenti di brand, ma questo fenomeno è perlopiù di matrice finanziaria: si tratta di fondi che acquisiscono marchi. Noi, invece, rappresentiamo una delle poche realtà di rilievo in cui l’azionariato è familiare, riuscendo a garantire strategie e investimenti a lungo termine», ha raccontato a Gentleman Emanuel Colombini, classe 1978, presidente di Colombini Group, lasciando intendere che il Gruppo sta osservando il mercato con l’obiettivo di individuare possibili integrazioni.
Gentleman. Che cosa vi spinge ad ampliare il vostro Gruppo?
Emanuel Colombini. Siamo un’azienda multitarget che grazie ai tre marchi di proprietà riesce a coprire diversi segmenti: con Colombini Casa soddisfiamo esigenze in termini di value for money, con Febal Casa ci rivolgiamo al mercato dei giovani che cercano arredi di design, con Rossana copriamo l’altissimo di gamma della cucina. Si tratta di realtà molto ben distinte fra di loro, ma raccolte sotto un’unica guida: questo modello ci consente di lavorare su sinergie ed economie di scala, oltre a portare avanti valori comuni. L’integrazione di nuovi brand ci permetterebbe di implementare aree di prodotti mancanti o rafforzare quelle esistenti per offrire un lifestyle completo.
G. Quali sono i valori di cui parla?
E.C. Sicuramente la sostenibilità che si traduce, per esempio, nei pannelli di legno riciclato con cui realizziamo la struttura di tutti i nostri arredi. Il legno viene lavato, pulito, macinato, ricomposto e riutilizzato in un’ottica di economia circolare.
G. Di pari passo con la salvaguardia dell’ambiente, oggi entra in gioco anche il tema della salute delle persone?
E.C. Assolutamente sì. Uno degli investimenti più significativi è quello nella ricerca di materiali facilmente sanificabili come la ceramica, utilizzata per i piani delle cucine e non solo, che grazie all’assenza di porosità garantisce un alto livello di igiene. Abbiamo, inoltre, creato partnership con produttori di sistemi tecnologici in grado di filtrare l’aria degli armadi e sanificare gli indumenti.
G. Design e tecnologia sembrano sempre più vicini. Quali sono le nuove frontiere in cucina?
E.C. Per prima cosa bisogna dire che la cucina sta assumendo un ruolo sempre più importante nella casa, fino a diventare un progetto di architettura d’interni che combina la zona operativa con la funzione di divisione degli spazi domestici o di arredamento delle pareti. Dal punto di vista dell’implementazione tecnologica, siamo di fronte a scenari fantascientifici, ma dobbiamo riflettere sulla fattibilità e sulla praticità di certe soluzioni. Il concetto di internet of things applicato agli elettrodomestici può rappresentare un limite: il frigorifero che ordina la spesa in autonomia, il robot che cucina, oppure alcuni processi automatizzati spesso prevedono una gestione decisamente complicata. Nell’ambito dei forni, invece, assistiamo a una concreta evoluzione che grazie alle molte possibilità di cottura consente una vera e propria trasmissione di valore: le competenze di uno chef possono arrivare a tutti.
G. Negli anni avete collaborato con Michele De Lucchi, Rodolfo Dordoni, Carlo Colombo per Rossana e avete affidato a Paolo Colombo la direzione creativa di Febal Casa. Esiste ancora quel binomio fra imprenditore e designer che ha reso unico il design italiano?
E.C. Sì, vale ancora oggi. È un rapporto vicendevole che si crea nel tempo, ragionando sulle collezioni e valutando i materiali, discutendo sul posizionamento e viaggiando alla scoperta di nuovi mercati, condividendo riflessioni ed emozioni. In questa relazione il brand mette a disposizione del designer il suo dna, i valori, il know how, i suoi limiti e lo accompagna nel processo creativo. È un rapporto molto stimolante e altrettanto delicato perché alla fine è il prodotto che fa l’azienda.

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