MC20

Motori | di enrico dal buono | 10 novembre 2020, 11:12

Ritorno alle origini per maserati con la nuova MC20. purosangue da competizione in fibra di carbonio, capolavoro di aerodinamica e di ingegneria, realizzata al 100% in italia

L'evento di presentazione della nuova MC20.

Dalle bacche nere nasce il lambrusco. Dalle vacche rosse nasce il Parmigiano Reggiano. Dai cervelli di viale Menotti nasce la nuova Maserati MC20. Una scultura ingegneristica che pare ricavata a colpi di scalpello da un blocco di carbonio grezzo e che è, allo stesso tempo, un altro prodotto del territorio modenese. Radicato nel suolo emiliano, il marchio del Tridente con questa nuova auto dimostra come si diventa ciò che si è.
E cioè come si possa restare protagonisti di una storia votata alla sportività che da 81 anni ha in Modena la propria ambientazione principale. Il sito produttivo, che oggi conta 600 dipendenti e ospita lo stabilimento e il quartiere generale, è in viale Ciro Menotti dal 1940. Ed è pure il set della nuova epopea di Maserati, con le linee di produzione della super sportiva MC20 e l’area dedicata allo sviluppo e all’assemblaggio del suo motore a benzina V6 biturbo, completamente creato in questa sede. Collocato nella parte posteriore della vettura, come vuole l’assetto da competizione, è un motore unico, con tecnologia da Formula 1, che riproietta il marchio verso il mondo delle corse. Si chiama Nettuno, comprime la strapotenza dell’oceano e di 630 cavalli in 3.000 cc di cilindrata e porterà il sound di Maserati, alla sua massima espressione, sia su strada sia su pista.
Perché, se in principio fu la Tipo 26, la prima auto da corsa a vestire il marchio Maserati nel 1926, MC20, nata nel 2020, sarà la prima auto di una nuova era sportiva. Un design talmente funzionale alle prestazioni da non essere più un abito, ma forma connaturata alla sostanza, armonia al servizio del dinamismo. «Siamo orgogliosi di inaugurare la nostra nuova era, ma siamo ancora più orgogliosi dell’atmosfera che si respira questa sera all’Autodromo di Modena», ha detto Davide Grasso, ceo Maserati, durante il lancio della vettura lo scorso settembre. «Per il nostro marchio questo è un momento di costruzione: la costruzione del nostro futuro. Stiamo ponendo la prima pietra per il nostro domani e lo stiamo facendo insieme, guidati dalla nostra passione, unici per il nostro design e innovativi per natura».

Davide Grasso, ceo Maserati, presenta la nuova sportiva di razza.

L’evento MMXX: Time to be Audacious si è svolto a Rubiera, nel cuore della Motor Valley, ma è stato accompagnato a distanza da due mirror event in contemporanea a New York e a Tokyo. Le immagini a realtà aumentata hanno dialogato con le performance di ballerini in carne e ossa, in un flusso capace di incarnare l’anima di Maserati su un palco monumentale, alto 23 metri e largo 33. Naturalmente, l’acme dello show è stata la world premiere di MC20. Prossimamente disponibile anche in versione cabrio ed elettrica, è un coro di elementi che cantano la perfezione meccanica. Perché, secondo Maserati, bello e veloce possono essere sinonimi. Gli spigoli vivi producono attrito, rallentano, mentre la sinuosità della monoscocca in fibra di carbonio lascia libera l’aria di andare per la sua strada. Le bocchette laterali ci sono, ma non si vedono.

Anche il Tridente, simbolo del brand, acquista il suo aspetto essenziale, archetipico. E resta perenne fonte d’ispirazione grafica: il numero tre, perfetto, con un elemento centrale e due laterali, ritorna pure nel lunotto e nelle ruote. Le portiere butterfly si aprono con un colpo di scena, ali che si spiegano verso l’alto per facilitare l’entrata e l’uscita di guidatori e passeggeri nonostante l’assetto basso, pronto allo scatto. Ali a prova di marciapiede. La parte inferiore di MC20, sempre scura, in carbonio a vista o in vernice nera, è il regno assoluto dell’ingegneria.

Qui il lavoro di sottrazione riguarda perfino il colore: ciò che resta è tecnologia in purezza. Invece, nella metà superiore, nei colori s’incarna il movimento. Il Bianco Audace cangia in blu con l’esposizione alla luce. Il Blu Infinito, al sole, si tinge con la brillantezza della ceramica. Il Grigio Mistero dà l’idea di un metallo liquido, in stato di perenne fusione. E poi ci sono il Rosso Vincente, il Giallo Genio e il Nero Infinito, profondo e assoluto, buio a quattro ruote. Sei colori che si posano sui lineamenti della velocità per accenderli di vita.

Addirittura gli interni, comodi, luminosi e abitabili come nello stile del marchio, danno un’impressione dinamica: texture realizzate col laser, sedili in pelle di Alcantara, qua il colore affiora e là sfuma verso il nero. E il sistema di infotainment, governabile da uno schermo ad alta risoluzione simile a un tablet, rende la user experience totalizzante. L’impianto audio è il risultato di una collaborazione, al 100% made in Italy, con l’azienda di diffusori acustici di qualità artigianale Sonus Faber. Il ritorno al futuro di Maserati si manifesta anche nel nuovo progetto Fuoriserie: la creazione artigianale e la tecnologia d’avanguardia al servizio del gusto personale dei clienti. Obiettivo: creare auto inedite.

Massimo Bottura, chef e collezionista.

Pare insomma che il Tridente segua alla lettera l’adagio di un altro celebre modenese, Massimo Bottura: «Non lasciare che la tradizione ti leghi. Lascia che ti renda libero». Lo chef dell’Osteria Francescana collabora con Maserati dal 2015, ne è collezionista, e ha servito un brunch agli ospiti dell’evento MMXX: Time to be Audacious a Casa Maria Luigia, una proprietà del XVII secolo immersa nella campagna emiliana. In grado di tenere uniti l’amore per le «rezdore», tradizionali amministratrici delle case emiliane e delle loro cucine, e quello per la cucina molecolare, Bottura è la testimonianza vivente di come il passato e il futuro, a Modena, possano stare entrambi dentro un solo tortellino.

  • email
  • Print
  • Facebook
  • Twitter

Lascia un commento