Il nuovo turismo

Case di lusso | di Teresa Campo | 16 febbraio 2021, 16:49

Dieci top resort in tre anni. Sviluppi immobiliari e valorizzazione del territorio. È il programma di Paolo Barletta che oltre a guidare l’impresa di famiglia, ha creato con Nicola Bulgari una società dedicata all’Hôtellerie, chiamata Arsenale

Una bella sfida quella intrapresa da Paolo Barletta, giovane imprenditore, 33 anni, ma con le idee molto chiare e coraggio da vendere. Quasi una decina di aperture nei prossimi tre anni per oltre 370 milioni di euro già investiti, più altri 200 (solo di equità) pronti da usare. Fiches tutte puntate sul settore degli hotel di pregio, rigorosamente in Italia, prima attraverso l’impresa di famiglia (fin dagli anni 50 nel settore real estate e hospitality), e adesso ancor di più attraverso la neonata società Arsenale, avviata lo scorso ottobre in partnership con Nicola Bulgari, un nome che del lusso è l’emblema. Mission: unire sviluppo o riqualificazione di immobili e hotel per far crescere anche il territorio. E qui è, appunto, il coraggio, perché quello alberghiero è uno dei settori più bersagliati dalla pandemia visto che di fatto ha azzerato, o quasi, il turismo internazionale e quello d’affari. Ma Barletta guarda avanti e pensa già al dopo, al turismo che verrà, e alle grandi opportunità che si aprono soprattutto per l’Italia.

Gentleman. Perché post pandemia vede in pole position il turismo e, dunque, il settore alberghiero made in Italy?

Paolo Barletta. Le ragioni sono diverse, ma due sopra tutte. La prima è che l’Italia è il Paese più bello del mondo perché ha tutto: città d’arte, mare, montagna, laghi, terme, vino, cucina, sport, un mix vincente dunque tra wellness, cultura e buon vivere, e tutto a livelli top. La seconda è che tutto ciò è molto importante perché il turismo dei prossimi anni sarà da un lato meno frenetico e meno espressamente legato al business, e dall’altro più prolungato e fatto di tante occasioni.

G. Per esempio?

P.B. Uno stesso viaggio potrà contemplare una visita alle classiche città d’arte e poi una puntata in montagna per sciare, oppure alle terme o al mare, piuttosto che un tour legato a vino e cucina e così via. Il tutto magari intervallato, quando serve, da alcune giornate lavorative, grazie all’ormai collaudato smart working, che, quindi, permette di programmare vacanze più lunghe.

G. Finora questo però non è accaduto, o meglio il settore turistico in Italia non ha forse sfruttato appieno tutte le sue potenzialità. Che cosa è mancato?

P.B. Sono mancati soprattutto gli alberghi, strutture iconiche di livello internazionale. Gli hotel di lusso sono ancora troppo pochi, specie in città come Roma, mentre Milano è in una situazione migliore. Inoltre, molte strutture sono ancora a conduzione familiare, non sono legate a una catena di lusso conosciuta in tutto il mondo che faccia da traino, generando un flusso di turisti in linea con le altre grandi capitali del mondo. All’estero, per esempio, gli alberghi legati a catene riconosciute sono il 30% contro il 7% dell’Italia, il cui potenziale è quindi elevatissimo.

G. Quanto elevato?

P.B. Un numero per tutti: in Asia ci sono quasi 800 milioni di Millennials contro i 100 milioni del mondo occidentale. Millennials che presto potranno tornare a viaggiare, a scoprire e visitare. Ma non solo: il turismo domestico è più vivace che mai: la scorsa estate sono stati 20 milioni gli italiani che si sono spostati, privilegiando le mete al Sud. Dobbiamo essere pronti ad accoglierli con strutture e servizi adeguati, dalle auto di lusso al personal shopper, per non parlare di personale con formazione adeguata. È su questa sfida che si giocherà parte del futuro del Paese.

G. Avete già realizzato diverse operazioni e altre sono in pipeline. Come sono state selezionate? Quali le prossime aperture?

P.B. Oltre ai progetti di Soho House Roma e Rosewood Venezia che dal Gruppo Barletta confluiscono in Arsenale, la pipeline della nuova società prevede cinque operazioni strategiche tra Roma, Cortina, la Toscana e il Sud Italia. Il focus principale è la valorizzazione di immobili e hotel in posizioni strategiche che, grazie a nuovi investimenti e tramite la gestione dei migliori brand dell’hospitality mondiale, potranno essere attori reali dell’ospitalità e del lusso Made in Italy. In particolare la Soho House, catena di hotel con formula di club, apriremo a giugno, e, sempre in estate, aprirà Maratea. Dopodiché, nel 2023, seguiranno il Rosewood a Venezia e un hotel a Roma, e poi un resort in Toscana, in Val d’Orcia, nel 2024. Senza dimenticare Cortina d’Ampezzo, destinata a raggiungere con le Olimpiadi del 2026, i livelli delle mete più esclusive della Svizzera, dove stiamo lavorando ad altre due strutture.

G. Non solo grandi città dunque.

P.B. Fino a prima della pandemia le metropoli erano senz’altro il focus principale. Ma la situazione è appunto molto cambiata, e altrettanto lo saranno le abitudini di viaggio: il business si abbinerà al leisure. Le città rimarranno mete principali, ma insieme a molte altre destinazioni, purché ben collegate. E che presentino, oltre a indiscutibile bellezza, anche altre ragioni di attrazione, per esempio moda e cinema. Nel cinema, opero direttamente con una piccola partecipazione nella Leone Film attraverso la società di venture capital Alchimia, partecipata anche da Bulgari.

G. Come si muove esattamente Alchimia, riguardo allo sviluppo di sinergie con Arsenale?

P.B. Nata nel 2018, Alchimia opera come società di venture capital in aziende innovative. A oggi ha un portfolio di 18 attività in diversi settori, dalla moda al cinema, alla tecnologia. Nella moda, investe nella Chiara Ferragni Collection, collaborazione nata in tempi non sospetti, visto che conosco l’imprenditrice da molti anni. Ma Alchimia punta anche sull’innovazione, come dimostra la partecipazione in Virgin Hyperloop One, il progetto del treno a gravitazione magnetica di cui è l’unico investitore italiano. Quanto agli altri soci, già da un anno attraverso la sua società Annabel Holding, Nicola Bulgari è entrato in Alchimia, mediante un aumento di capitale riservato di 10 milioni di euro, pari al 12% .

G. In che modo le operazioni svolte finora rispecchiano questo approccio?

P.B. La scorsa estate abbiamo sottoscritto un accordo per la gestione e acquisizione del SantaVenere di Maratea. L’iconico hotel è anche un celebre ritrovo del mondo dell’impresa e del cinema, sede di una nota rassegna e del set del nuovo film di James Bond e, prima ancora, di Mission Impossible 2. Abbiamo scelto come partner per la gestione la famiglia Melpignano, già proprietari di Borgo Egnazia in Puglia, uno dei luoghi simbolo dell’ospitalità in Italia. Il SantaVenere sarà oggetto di un’importante ristrutturazione per poter entrare nei circuiti del lusso mondiale. Allo stesso tempo abbiamo svolto anche un’azione a supporto della rassegna, che diventerà un vero e proprio festival, Marateale, con eventi e premi. Discorso analogo per la moda: una delle strutture a Venezia, oggi nel nostro portafoglio, è stata scelta da Chiara Ferragni per la presentazione del suo docu-film.

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