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Cultura e Spettacolo di stefania cubello

Lo scrittore indiano Amitav Ghosh è molto legato a Venezia. Nel nuovo libro la città lagunare diventa un monito per l’intero pianeta sugli effetti del cambiamento climatico


«Siamo in un mondo nuovo. Nessuno sa più a quale luogo appartiene, né gli esseri umani né gli animali», riflette Amitav Ghosh attraverso la biologa marina Piya, uno dei personaggi che popolano il suo nuovo romanzo L’Isola dei fucili (Neri Pozza). Il narratore e saggista, antropologo di Calcutta (1956) considerato uno dei più grandi scrittori indiani viventi, è da tempo impegnato sul fronte degli effetti del cambiamento climatico e delle migrazioni ambientali. È di 15 anni fa Il paese delle maree, romanzo ambientato nelle Sunderban, la foresta di mangrovie sul delta del Gange dove sono più evidenti i segni del riscaldamento globale. L’immenso arcipelago che si stende fra il mare e le pianure del Bengala compare anche nell’ultima opera dell’autore de Il cromosoma Calcutta. Il suo destino si intreccia con quello di Venezia, dov’è ambientato gran parte dell’Isola dei fucili. «Dobbiamo fare qualcosa o eventi estremi come l’ultima mareggiata che ha sommerso la città lagunare diventeranno la normalità», ammonisce Amitav Ghosh. L’autore di altri importanti capitoli sulla società e sull’impatto ambientale, come La grande cecità, Diluvio di fuoco e Il fiume dell’oppio, con voce dolce e gentile racconta alcune delle meraviglie da salvare.

1. Venezia. La amo molto, la frequento dal 1981 e ci ho anche vissuto. È la città più bella del mondo. Ma in quarant’anni l’ho vista cambiare tanto, a causa dell’azione dell’uomo e per il cambiamento climatico. Mi ha colpito vederla sommersa dalla recente marea record. Ma questo è un fenomeno prevedibile, nel senso che sappiamo che in futuro accadrà ancora e con più frequenza. Mi sconvolge sapere che questo sarà visto sempre più come un fenomeno normale. La città, così come il resto del pianeta, si trova davanti a una terribile emergenza. Tutto questo è molto triste per una città che per cinque secoli è stata la porta tra Oriente e Occidente. Da Venezia si leva un monito sul resto del pianeta. Nel nuovo libro parlo anche degli incendi, un’emergenza sempre più estesa dalla California all’Amazzonia, all’Australia.

2. Varanasi. Un altro luogo al quale mi sento molto legato è una delle città più antiche al mondo, nell’Uttar Pradesh. E come Venezia costruita sull’acqua. Le due città hanno molto in comune. Entrambe sono come delle porte del tempo, e vi si respira, come in nessun altro posto al mondo, l’incanto della decadenza, una bellezza che si svela un po’ alla volta, e può essere rivelata da una lunga, lenta dissolvenza.

3. Santa Maria della Salute. La basilica di Punta della Dogana, è un simbolo molto importante per il mio ultimo romanzo ma anche per me personalmente. Il monumento è una sorta di grido che arriva dal passato. Fu infatti costruita nel 1631 come ex voto dai veneziani per la liberazione dalla peste che aveva colpito la città. Ci deve ricordare la fragilità della condizione umana.
4. Camminare per le calli. Mi piace girare nel Ghetto e a Cannaregio. La storia di Venezia è anche una storia di legami con l’India. Ci vive, infatti, una comunità di bengalesi, come racconto anche nell’Isola dei fucili.

5. Le Sundarban. Come Venezia, le Sundarban sono soggette alle maree. È la più grande foresta di mangrovie del mondo, una rete di vie d’acqua dolce e salata, di fiumi e mare, distese di fango, isole e una fauna unica. Una meraviglia della natura, nella quale ho ambientato Il paese delle maree. A causa dello sfruttamento e dell’azione dell’uomo, l’immenso arcipelago oggi è devastato da cicloni e fenomeni climatici estremi.

6. L’Ultima Cena di Leonardo. Sono appassionato d’arte, amo anche Tiziano e Caravaggio.
7. Il Mahabharata. Se dovessi scegliere un’opera da mettere in salvo, non ho dubbi è questa. Ma grazie alla tecnologia digitale oggi si può accedere a quasi tutta la produzione letteraria del mondo.

Classifica elaborata 29 gennaio 2020
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