Wine bar

Viaggi e Sapori di redazione

L'interno dell'Enoteca Marcucci a Pietrasanta.

Una, due, tre bottiglie. Buono, ottimo, eccellente. Così il Gambero Rosso  classifica i migliori wine bar della Penisola. Da Nord a Sud, passando per il Centro Italia, ecco i dieci migliori, inseriti nella Guida Ristoranti d’Italia 2019, che hanno meritato le tre bottiglie. Locali dove si possono degustare etichette eccellenti, italiane e straniere, accompagnate da menù ad hoc.

  1. Nell’orgogliosa quasi “capitale” del mondo Barolo, anche l’offerta di ottima cucina, con fortissimo imprinting territoriale, non è mai mancata. Ma la Saracca, nella zona alta e dominante del borgo, col suo look affascinante e un ambiente fatto di acciaio e cristallo tra le antiche mura di pietra, unifica ed esalta entrambi gli aspetti, con un “pacchetto” che contempla pure la possibilità di pernottare in una delle sei camere dislocate negli edifici adiacenti. In cantina c’è in primis tutto di Langa e tutto di Roero, con un’adeguata offerta al calice che sfida la pur agguerritissima concorrenza locale. Quanto al cibo, si comincia dai piattini al banco bar all’ingresso all’ora dell’aperitivo (che può durare, volendo, moltissimo) e si continua sui capisaldi regionali, dalle lumache alle paste tirate in casa, integrate da selezioni di salumi e formaggi eccellenti, molti affinati in casa. Il servizio è spigliato e sorridente, i prezzi molto corretti, per tutti e due i fronti.
    Via Cavour 3, tel. 0173.789222, Monforte d’Alba (CN).

  2. Si trova nella parte alta della città, e accoglie in sale interne arredate in modo semplice, ma con gusto e attenzione ai dettagli, ideali per una sosta di assoluto relax (molto piacevoli anche i tavoli sotto il porticato, all’aperto). Qui tutto ruota intorno al vino: in cantina ci sono ormai quasi mille etichette provenienti da ogni angolo d'Italia e dall'estero (Francia in particolare), selezionate con grande competenza, frutto di un lungo lavoro di ricerca e fornito pure di nomi meno noti, scelti con un occhio attento alla qualità e l'altro al prezzo (e la mescita non è da meno, come la scelta di distillati). La stessa cura viene riposta sul cibo: salumi e formaggi eccellenti, più chicche di ogni genere che arrivano perlopiù da piccole aziende agricole bergamasche, e una solida cucina territoriale col tocco creativo, fatta di piatti come la quaglia e il suo uovo sodo con more e purè di patate di Martinengo, o il luccio (dei laghi lombardi) mantecato con polenta. Non mancano taglieri per una sosta più veloce. Da provare le torte homemade.
    Via Gombito 17 a, tel. 035 24266, Bergamo.

  3. Un posto che potrebbe essere molte cose - come insegna lascia immaginare -, ma dove l’anima da enotavola prevale grazie a una selezione scintillante che ha a che fare con tutto il fronte beverage. La componente ristorazione è comunque di pari valore, cresce di anno in anno e si avvale delle eccellenze in bella mostra all’interno. I capolavori per carnivori partono, si sa, da una materia prima fra le migliori in Italia, e la carne che si utilizza in cucina, straordinaria, è la stessa che si vende al bancone. I Damburger sono imperdibili, come i formaggi e i salumi. E poi i pani e la pasticceria confezionata ma di alta gamma (squisite le crostate), e piatti come le tre stagionature della cruda, la battuta al coltello con chips di parmigiano, guacamole e finger lime, la cotoletta di vitello alla milanese, le lumache "sotto la neve", la mezzamanica all’olio, fagioli neri, baccalà mantecato, cipolla al limone, i tortelli cacio e pepe, piselli, yogurt alla camomilla”.
    Via G. Cadorna 31, tel. 0444.45291, Arzignano (VI).

  4. Un luogo per veri buongustai: enoteca, gastronomia, osteria, nel cuore della città della ceramica. Nonostante la prematura scomparsa del fondatore Roberto Olmeti, il locale prosegue con successo la propria attività, seguita con passione e competenza dal figlio Fabio. Alle spalle della bottega, dove fanno bella mostra di sé salumi e formaggi di ogni genere con qualche chicca straniera, si aprono tre salette calde e accoglienti con centinaia di bottiglie alle pareti. Le proposte della cucina sono territoriali, vedi la coppa di Mora Romagnola con fichi freschi, gli gnocchi di patate con gorgonzola cremoso, i passatelli asciutti con porcini freschi, tartufo nero e stracciatella di bufala, la zuppa inglese (ma il menu cambia pressoché ogni settimana). La selezione enoica, come detto, spazia in ogni regione vinicola d’Italia e nelle più interessanti zone straniere, con ottime opzioni al calice. E in sala c'è la calda accoglienza romagnola, che vi accompagna pure nell’adiacente Giardino della Baita, molto gradevole in tutte le stagioni.
    Via Naviglio 25, tel. 0546.2158, Faenza (Ra).

  5. L’Enoteca si trova dal 2018 in una sede nuova, che ha permesso ai titolari di ampliare la proposta gastronomica senza snaturare lo spirito dell’enotavola. Ci sono un banco all’entrata con in bella vista il prosciutto, sulla destra la sala da pranzo con pareti stipate di bottiglie, al piano superiore uno spazio per eventi privati. Data una ricca selezione di formaggi, salumi e in generale di eccellenze, è soprattutto la ricchezza della cantina il punto di forza. Qui si viene per vivere un’esperienza a tutto tondo sui naturali, molti dei quali “estremi” e di piccoli produttori non solo italiani. I titolari sfoderano in merito una competenza rara, e amano scambiare opinioni con i clienti, soprattutto i più curiosi e aperti a nuovi orizzonti. In tavola si può cominciare con qualche fetta di prosciutto di Cinta Senese e la burrata con carciofi sott’olio, e poi scegliere una degustazione con calici in abbinamento o direttamente alla carta piatti come il fegatino brulé, pane alle amarene e polvere di pistacchio e l’agnello della Nuova Zelanda con crosta di menta, caponatina e ricotta. La lista dei distillati è pure accattivante.
    Borgo Ognissanti 25r, tel 055.388017, Firenze.

  6. L’Enoteca con la “E” maiuscola, luogo simbolo del vino e da sempre ritrovo del belmondo di passaggio per la Versilia. Il suo punto di forza è in primis in una delle cantine più ricche e prestigiose d'Italia, conservata nelle segrete di un palazzo del Seicento, illustrata da una carta altrettanto strepitosa e con notevole profondità di annate sia sugli italiani che sui francesi, senza tralasciare i nomi meno conosciuti. Pure eccellente è la scelta di birre, alcolici, tè e tisane. A guidare il tutto l’instancabile patron Michele Marcucci, che continua girare il mondo alla ricerca del meglio. A fare il paio c’è una cucina easy e di soddisfazione, che va dall’ottima la pappa al pomodoro alla pasta e fagioli, dalle gioie della griglia al coniglio di Marignana (piccola frazione poco fuori Pietrasanta). In stagione poi non mancano le verdure dell'orto di famiglia. E per chiudere dessert golosi ma semplici, come il gelato di latte di capra espresso o la crostatina della casa con arance amare.
    Via G. Garibaldi 40, tel. 0584.79196, Pietrasanta (LU).

  7. Una volta qui c'era l'osteria di famiglia, poi negli anni Settanta Franco Del Gatto decise di dare una virata verso il vino di qualità ed ecco che prese vita uno dei più interessanti luoghi dell'enologia italiana. I Del Gatto al completo oggi portano avanti quella che in primis è una bottega zeppa di meraviglie, luogo ideale per una spesa d'eccellenza. C’è in primis una selezione di vini costruita con passione negli anni, con migliaia di etichette, italiane e straniere, anche dal mondo naturale, cui si aggiunge un’antologia di birre artigianali, liquori e distillati e una nutrita varietà di delizie e tipicità, dalle salse alle conserve di pesce del mare locale, dai cioccolati pregiati alle paste artigianali. Cose che si ritrovano pure in menu: nella saletta interna o ai tavolini esterni ci si ferma per godere di una bottiglia o di un calice e di una serie di stuzzichini e piatti freddi approntati col bendidio di cui sopra. Gli indecisi possono affidarsi ai consigli dei titolari, che non negano mai sorrisi e dritte adeguate. Ricco il calendario di degustazioni e serate a tema.
    Via G. Mazzini 2 (ang. via XX Settembre),  tel. 06.984626, Anzio (RM).

  8. Fabrizio Pagliardi e soci, da sempre cacciatori di cantine "diverse" e viticoltori indipendenti, fuori dei circuiti della distribuzione standard, nella primavera del 2018 hanno coronato la loro filosofia – già incarnata in due locali preesistenti, La Barrique e Remigio - inaugurando una sorta di "raccordo" fra le due realtà. Un’enotavola per tutti, intenditori o semplici appassionati che siano, con una lista che contempla etichette già nella playlist pagliardiana accanto a nuovi ingressi freschi di assaggio, per un consistente numero di coperti su due piani e nel gazebo all'aperto. Lo staff è affiatato e sbarazzino, capace di consigliare e illustrare a dovere una mescita tutta da scoprire; il menu recita "è quasi fame", "non è proprio fame", "è fame è fame" (le sezioni si chiamano proprio così), e si adatta a qualsiasi languorino e a ogni ora della giornata. Le serate a tema, gli incontri con i produttori, le iniziative speciali (vedi il "pranzo con le amiche" del sabato, tanto per dirne una) compongono un calendario fitto e interessante. E la metà delle bottiglie non arriva a trenta euro.
    Via della Piramide Cestia 45, tel. 06.23484415, Roma.

  9. È l’enoteca più antica di Roma (anno di nascita 1876), mentre il wine bar di famiglia – uno di primi della Capitale - sorge nel 1991. Un luogo del vino che nel tempo ha coniugato costanza qualitativa e capacità di innovare, grazie a scelte sempre personali e contemporanee, sia in tavola che nel bicchiere. La cantina è d'eccezione, per ampiezza, ricarichi (bassi, gli stessi dello scaffale), organizzazione della carta, che offre al neofita e all'appassionato numerosi spunti grazie anche a una mescita dinamica e a un servizio preparato ed empatico. Si spazia tra Italia ed estero, blasoni, piccole produzioni, bollicine di razza, naturali. A tavola, poi, arriva un menu rispettoso del mercato e delle stagioni, sintetico ma vario: crostini di polenta con baccalà mantecato, spaghetti con Castelmagno e nocciole, vellutata di zucca, tartare con patate al forno i nostri. Posizione super centrale, a poca distanza dalla Stazione Termini.
    Via Cernaia 37b, tel. 06.446963, Roma.

  10. Gastronomia storica, ristorante tra i migliori della Capitale, cantina con il meglio d’Italia e del mondo, quartier generale di famiglia e fulcro di una piccola galassia di locali: a due passi, in via dei Chiavari, il forno, ove tutto nacque, un laboratorio di ricerca continua con focus stagionali (i panettoni, le colombe) e capisaldi come l’imperdibile pizza bianca; la Rimessa, sede di degustazioni ed eventi nonché sorta di “dopolavoro gastronomico” con menu formato bistrot; e poi, tre metri oltre la casa madre, il Caffè multitasking, con pasticceria romanissima sui must mattutini, innovativa su altro, saletta da tè o da shakerato, notevole settore salato. Ovunque il fronte vino è un bengodi, e nella saletta di via dei Giubbonari la cucina, “cucinata” e non, segue il passo, dal tonno di coniglio alla caponata, dal tortellino in brodo di poulard de Bresse, alla burro & parmigiano in versione “omaggio a Bottura”. Si spende il giusto – cioè parecchio se si affonda il colpo – ma si gode in proporzione. Prenotate.
    Via dei Giubbonari 21, tel. 06.6875287, Roma.

Classifica elaborata 11 aprile 2019
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